Venerdì, 12 Luglio 2024
Intervista al candidato

"La sanità ai sanitari, basta con la privatizzazione"

Il consigliere provinciale Filippo Degasperi si candida alle elezioni provinciali sostenuto da tre liste: dalla "riconquista" dell'autonomia alla contrarietà al bypass ferroviario, ecco il suo programma presentato a TrentoToday

Dopo aver partecipato alle elezioni provinciali del 2013 e 2018, ottenendo in entrambe il ruolo di consigliere provinciale, l'ex M5s Filippo Degasperi si candida al voto del 22 ottobre sostenuto da una coalizione in cui figurano la "neonata" Onda e Unione Popolare. A TrentoToday, il candidato presenta la sua visione sui temi di questa campagna elettorale.

Degasperi, uno degli slogan della sua campagna è "Praticare l’autonomia, non predicarla": ci spieghi brevemente cosa significa, secondo lei è uno strumento non utilizzato a dovere negli ultimi anni?
"No, è stato scambiato per altro, l’apparenza ha prevalso sulla sostanza: si sono fatte feste, parate, incontri, e tanti trentini hanno confuso questo concetto in senso coreografico, si sono abituati a intenderlo così".

E cosa intende invece con "praticarla"?
"Ci sono tanti spazi di competenza che la Costituzione attribuisce alla Provincia di Trento, di cui la stessa Provincia si è "spogliata" assegnandoli ad altri, cioè ai privati, che si sostituiscono a lei. Praticare l’autonomia significa riconquistare questi spazi, utilizzarla nel modo corretto che vuol dire anche condividerla, senza "schiacciare" gli altri, non regalarla all’amico pagandolo perché si faccia lui carico delle responsabilità". 

Esempi di questi spazi?
"Lavoro ed energia, temi su cui la Provincia riceve come detto responsabilità dallo Statuto e poi fa società con i privati. Che sono dei "prescelti", ovviamente, perché fosse un beneficio diffuso parleremmo di un utilizzo virtuoso dell’autonomia, invece va solo a vantaggio di pochi". 

Anche nella sanità si parla sempre di questa crescente "supremazia" di enti privati su quelli pubblici.
"Certo, un altro spazio in cui la Provincia non esercita le sue deleghe. Bisogna riprendersi ciò che si è deciso di regalare ai privati, ovviamente tutelando le persone, che non è giusto perdano il lavoro in un processo di internalizzazione". 

Responsabilità solo della giunta Fugatti?
"No. Il centrosinistra ha lasciato nel 2018 la sanità in uno stato comatoso, e non a caso a vincere le elezioni è stato l’ex sottosegretario alla Salute". 

Oltre alla privatizzazione ci sono altri problemi che vengono discussi quando si parla di sanità in Trentino, come stipendi dei sanitari e tempi d’attesa, può riassumere gli interventi nel settore che intende promuovere con la sua coalizione?
"Torniamo all’idea di questa autonomia condivisa. Noi proponiamo che la sanità sia in mano ai sanitari: si dice sempre che è un ambito da allontanare dalla politica, ma nessuno lo ha mai fatto veramente. C’è un assessore che, direttamente o indirettamente, alla fine all’interno dell’ azienda sanitaria nomina i ruoli più importanti. Visti i risultati, serve un altro modello, più simile ad esempio a quello dell’Università dove il rettore viene nominato dalla comunità accademica: allo stesso modo, sia la comunità sanitaria a scegliere i suoi vertici". 

Qualcuno (Rizzo e Divina, ndr) parla anche di sanità più appetibile in altri territori d’Italia.
"Altra dimostrazione dell’utilizzo sbagliato dell’autonomia. Abbiamo perso tempo e siamo rimasti indietro rispetto a regioni come Emilia o Toscana, dove ci sono medici di base in strutture adeguate, con formazione adeguata, che alleggeriscono le liste d’attesa degli ospedali. C’è da recuperare il terreno perso, senza inventarsi nulla: basta replicare i modelli funzionanti che già ci sono". 

È d’accordo con chi sostiene che in Trentino ci sia una sorta di eterogeneità fra centri urbani e valli con cui fare i conti?
"Ci sono temi diversi da considerare senza dubbio, non siamo tutti uguali. Ma che ci sia una dicotomia tra valli e centri urbani è solo una delle narrazioni portate avanti da questa maggioranza, creando divisioni che forse non c’erano mai state. E il paradosso è che coloro che hanno creato questa divisione sono quelli che, a chi abita nelle valli, hanno tolto servizi come i trasporti o, di nuovo, la sanità, basti vedere cosa successo con l’ospedale di Cavalese. Bisogna ricordarsi che la maggior parte dei trentini abita nelle valli e in periferia, serve rimarginare queste ferite". 

Quindi in qualche modo questa divisione è “solo” una narrazione esasperata? 
"Ci tengo a chiarire che non sto dicendo sia uguale vivere a Trento o nelle valli, tanto che nella mia coalizione c’è una lista di rappresentanti del solo Primiero. Esiste un tema di erogazione dei servizi nelle valli, non esiste una competizione tra capoluogo e periferia: se i servizi non vengono erogati da una delle due parti non è perché nell’altra ne vengono erogati il doppio". 

Elezioni provinciali 2023: tutti i candidati

Come consigliere provinciale lei si è contraddistinto per la contrarietà all’opera del bypass ferroviario.
"A riguardo sto vedendo delle posizioni surreali. Ho sentito Conte, colui che da presidente ha imposto ai trentini il bypass inserendolo nel Pnrr, dire che non va bene ed è contrario. Almeno il Pd ha avuto la decenza di restare coerente e sostenerlo dall’inizio finora. Noi siamo genuinamente contrari, ho contribuito a portare Rfi in tribunale per le modalità con cui i treni attraversano Trento".

E in che modo interverrebbe quindi su viabilità e trasporti?
"Se, come si dice, la linea storica è congestionata, si intervenga su quella, si ammodernino i mezzi per renderli più capienti invece di finanziare nuovi scavi. In più, vanno sostenute le imprese per incentivare il trasporto merci su rotaia, cosa che il bypass non basta a fare con un’uscita a Mattarello e una a Trento Nord".

Il progetto però ormai è avviato da anni.
"Prendiamo atto che la nostra posizione è stata democraticamente superata. La battaglia diventa quella della modalità, per fare in modo che siano il meno impattanti possibili su territorio e ambiente. Che non vuol dire modificare il progetto, perché quello significherebbe direttamente abbandonare l’opera". 

Chiudiamo sul tema ambiente, spostandoci all’argomento "caldo" dei grandi carnivori. Il suo parere sulle posizioni di Fugatti?
"Fino alla campagna elettorale, non si è accorto dell’argomento. Dal 2018 fino a pochi mesi fa l’unico atto di gestione degli orsi era quello riguardante M49. Ora di soluzioni non ne ha più e ai confronti infatti nemmeno si presenta. Mentre noi, in Consiglio, ricevendo solo dei "no", sollecitavamo al rispetto dei protocolli gestionali del progetto".

Ovvero?
"Niente mangiatoie nei boschi, presidiare il territorio, monitorare le femmine con i cuccioli che possono diventare pericolose, realizzare corridoi faunistici. Cose che Fugatti ha ignorato. Poi chiedesse a me, gli orsi non li avrei nemmeno portati, però c’è un piano d’azione che a quel punto va rispettato".

Quindi la soluzione che lei propone è rispettare maggiormente questo piano, ma basta effettivamente a limitare questa situazione fuori controllo?
"Bisogna ribaltare l’argomento. Il tema grandi carnivori, per me, non ha niente a che vedere con l’autonomia, è una questione di sicurezza. E su quella dev’essere lo Stato centrale a intervenire. Non possiamo continuare a essere noi a spendere risorse a riguardo togliendole a sanità, scuola, trasporti. Quindi chiederei che Roma, che ha firmato il Pacobace, ci aiuti fornendo soldi, mezzi, persone e prendendosi le sue responsabilità". 

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