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Mobilità sostenibile: in aula il DDL popolare e quello di Gilmozzi

Da una parte il DDL popolare presentato nel lontano 2014, dall'altra quello dell'assessore, nato dall'inconciliabilità con il primo. Pomo della discordia la gratuità del trasporto pubblico

Arriverà in Consiglio provinciale mercoledì 21 giugno il tema della mobilità sostenibile. L'aula sarà chiamata a votare due proposte simili ma inconciliabili. Insieme al disegno di legge popolare, arrivato al verdetto finale dopo un iter durato anni, l'aula sarà chiamata a votare anche una legge "gemella": il DDL Gilmozzi, nato dall'impossibilità di far confluire in un unico testo la volontà popolare (3.600 le firme raccolte) con quella politica. "Una legge sulla mobilità provinciale, non necessariamente sostenibile - afferma Antonella Valer, una delle promotrici del DDL popolare, in pratica: una legge buona negli intenti, che rischia di essere inefficace se mancano coraggio e,  soprattutto, investimenti.

Anche il DDL Gilmozzi prevede la partecipazione estesa sul territorio alla creazione del Piano Provinciale della Mobilità, così come l'istituzione di un Osservatorio sulla Mobilità (in questo caso però, avvertono i promotori dell'altro DDL "i cittadini resteranno ad osservare"). Ciò che manca è, tra le altre cose, la "gratuità" del trasporto pubblico, o meglio l'eliminazione del biglietto tramite il pagamento da parte di tutti i cittadini di una sorta di "abbonamento obbligatorio" che ammonterebbe. La proposta è nota, e su queste pagine è stata presentata diverse volte, anche attraverso un sondaggio rivolto ai lettori: 50 euro all'anno per viaggiare su tutti i mezzi pubblici.

"Ci guadagnano tutti - spiegano i promotori - chi oggi ha l'abbonamento spenderebbe molto  meno, chi usa l'auto troverebbe meno traffico sulle strade". Una soluzione adottata in città europee paragonabili a Trento come Lubijana, Tallin, Varsavia, e per periodi limitati perfino a Parigi. Una soluionee più volte invocata a livello europeo, ed anche in Italia a livello ministeriale. Una proposta che in Trentino, territorio così  spesso associato all'idea di innovazione e rispetto dell'ambiente, rischia di rimanere sulla carta.

"Se la strada è gratis perchè non dovrebbe esserlo il trasporto pubblico? Perchè l'affitto di un posto auto pubblico costa meno di un abbonamento all'autobus? La nostra è una proposta semplice, che permetterebbe una rivoluzione nelle abitudini di migliaia di cittadini, una proposta che tra l'altro si potrebbe ritirare anche dopo sei mesi, nel caso non dovesse funzionare" spiegano. Il mancato guadagno relativo a bigglietti e abbonamenti che sparirebbero da un giorno all'altro si aggira attorno ai 22 milioni di euro, una percentuale minima rispetto al costo totale del trasporto pubblico in Trentino che è di circa 190 milioni di euro.

Al tema sono poi legati altri vantaggi indiretti, in termini ambientali, ma anche sanitari: "abbiamo stimato che gli incidenti sulle sttrade in Trentino "costano" 195 milioni di euro all'anno, la metà di questa cifra è relativa alle assicurazioni e pesa direttamente sui cittadini, l'altra metà è nascosta nel bilancio provinciale". Meno inquinamento, meno incidenti, meno traffico: "anche il DDL Gilmozzi dice tutto questo, ma  rischia di dirlo e basta, se non ci sarà una fonte certa di finanziamento della legge". 

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