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La crisi

Crisi di governo: cosa succede ora

Draghi ha rassegnato le dimissioni, Mattarella le ha rigettate

Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha presentato le sue dimissioni e del governo che presiede al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che però le ha rigettate. In un comunicato, il Quirinale ha pubblicato la volontà di Mattarella: il rifiuto delle dimissioni, con l'invito a Draghi a "presentarsi al Parlamento per rendere comunicazioni, affinché si effettui, nella sede propria, una valutazione della situazione che si è determinata a seguito degli esiti della seduta svoltasi presso il Senato della Repubblica".

Il riferimento è alla decisione dei senatori del M5s di uscire ieri, giovedì 14 luglio, dall'aula al momento del voto della fiducia sul decreto Aiuti a causa dell'inserimento nel testo del provvedimento di una norma sull'inceneritore di Roma. Il decreto ha comunque ottenuto la fiducia, ma la decisione dei pentastellati ha innescato la crisi di governo.

Cosa succede ora al governo Draghi? Gli scenari sono essenzialmente tre e si delineeranno gradualmente nei giorni che porteranno a mercoledì prossimo, 20 luglio. Il luogo di risoluzione della crisi, in un modo o in un altro, sarà il Parlamento.

Il discorso in Parlamento di Draghi

Il presidente del Consiglio è ancora Mario Draghi e mercoledì vedremo come renderà conto delle sue dimissioni. L'invito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella mostra la volontà di "parlamentarizzare" la crisi, un modo per mettere i partiti di fronte alle proprie responsabilità e mostrare pubblicamente chi sostiene il governo e chi no. Mercoledì sapremo se la crisi andrà avanti o meno, e secondo quali modalità.

Il motivo per cui il discorso di Draghi alle camere è programmato per mercoledì è legato ai suoi impegni internazionali: lunedì 18 e martedì 19 luglio parteciperà a un vertice intergovernativo in Algeria per stringere nuovi accordi sul gas. 

In caso di fiducia accordata, si procederà fino alla scadenza naturale della legislatura (il 23 marzo 2023) con una rinnovata maggioranza, evidentemente senza il movimento 5 Stelle. Ma non è detto. I numeri il governo Draghi ce li ha, il problema è di fiducia politica. Se Draghi dunque continuerà sulla strada delle dimissioni, probabilmente i partiti ne prenderanno atto prima votando la sfiducia: a quel punto ci sarà un bivio.

Dopo un'eventuale sfiducia al governo Draghi, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella potrebbe incaricare qualcuno per provare a formare un nuovo governo e arrivare così a marzo fino alla scadenza naturale della legislatura. In caso di sfiducia al governo Draghi e di fallimento nella formazione di un nuovo governo, Mattarella potrebbe decidere di sciogliere le camere. A quel punto, le elezioni per il rinnovo del Parlamento dovranno essere organizzate entro un minimo di 60 giorni e un massimo di 70 giorni dallo scioglimento. 

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