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La Consulta: "Stato non imponga regole alle autonomie"

La Corte costituzionale ha stabilito che l'estensione automatica della disciplina statale alle autonomie speciali costituisce "una deroga illegittima alla regola generale"

La Corte costituzionale esclude che lo Stato - con semplice legge ordinaria - possa imporre alle autonomie speciali regole che incidono sul loro ordinamento finanziario. Con una sentenza dell' 11 luglio (il cui testo si può leggere qui) la Corte costituzionale ha dato ragione alle autonomie speciali (fra le quali anche la Provincia di Trento) che avevano impugnato due norme del decreto legislativo numero 118 del 2011. Questo decreto, attuativo delle legge delega sul federalismo fiscale, disciplina le regole sui bilanci e le contabilità delle regioni e degli enti locali, per superare la loro attuale disomogeneità e per armonizzarne forme e contenuti al fine di rendere possibili i confronti.

La Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della norma statale che dispone l'immediata e diretta applicazione del decreto legislativo 118 alle autonomie speciali qualora - entro sei mesi dall'entrata in vigore dei decreti legislativi da attuare a seguito di una fase di sperimentazione del nuovo assetto contabile - non risultino concluse le procedure per l'adozione delle norme di attuazione statutarie.
 
Quidi, secondo la Consulta, l'estensione automatica della disciplina statale alle autonomie speciali costituisce "una deroga illegittima alla regola generale secondo cui l'applicazione delle discipline sul federalismo fiscale deve avvenire nel rispetto degli statuti speciali e con i relativi meccanismi paritetici". 
 
Per gli stessi motivi viene dichiarata incostituzionale anche una norma che riguarda l'applicazione immediata e diretta alle autonomie speciali di regole contabili nel settore sanitario. La sentenza potrebbe avere più ampio rilievo, perchè si affermano principi (come l'applicazione non automatica di leggi statali incidenti sull'ordinamento finanziario delle autonomie speciali e necessità di rispettare meccanismi paritetici di attuazione) che potrebbero trovare applicazione (anche quando il governo invocasse il principio di coordinamento della finanza pubblica) in altri interventi dello Stato.
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