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Giovedì, 19 Maggio 2022
Politica

La Corte Costituzionale boccia due leggi provinciali

"La Provincia ha violato una norma fondamentale della legislazione statale" si legge nella sentenza. Il Pd all'attacco: "Giunta incompetente"

Con la sentenza 262/2021 depositata lo scorso 30 dicembre, ma resa nota nei giorni scorsi, la Corte Costituzionale ha bocciato due leggi provinciali trentine, giudicandole incostituzionali. Nello specifico, si tratta di due misure che erano state proposte dall'assessore provinciale Roberto Failoni: una relativa alla proroga delle misure economiche per consentire l’installazione dei plateatici nei pubblici esercizi, ed una sulla previsione di controlli a campione. In entrambi i casi in deroga alle autorizzazioni previste dalla normativa sui Beni culturali.

"La Provincia autonoma di Trento - si legge nella sentenza -, estendendo con le norme impugnate il termine previsto dall’art. 181, comma 3, del d.l. n. 34 del 2020, come convertito, e regolamentando autonomamente la materia, ha, pertanto, violato una norma fondamentale di grande riforma economico-sociale della legislazione statale, eccedendo così il limite posto in materia di «tutela e conservazione del patrimonio storico, artistico e popolare»".

La sentenza è consultabile sul sito della consulta a questo indirizzo. Il pronunciamento della Suprema Corte ha causato pesanti critiche da parte delle opposizioni: "Davanti ad una nuova bocciatura di norme provinciali, giudicate incostituzionali dalla Suprema Corte, verrebbe spontaneo anzitutto chiedersi qual è il reale grado di competenza di questa Giunta provinciale e della maggioranza che la sostiene" commenta la capogruppo del Pd in consiglio provinciale Sara Ferrari.

"Se da un lato le finalità possono essere anche condivisibili (le norme infatti rientravano tra le misure economiche per contrastare l'emergenza Covid ndr), dall’altro non si può non rilevare la grossolanità della redazione delle stesse e l’assenza di qualsiasi interlocuzione preventiva con il Governo, creando così un danno, non solo ai legittimi interessi che si volevano tutelare, ma anche all’autonomia speciale" continua la Ferrari, che conclude parlando di "improvvisazione, arroganza e pressappochismo".

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