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Martedì, 30 Novembre 2021
Politica

Il Pd: "Dalla Giunta un atteggiamento ostruzionistico"

Alta tensione dopo lo strappo in Commissione sulla terza preferenza. Annunciato ricorso al Tar per l'accesso ai documenti sul caso Pedri

In questi casi si direbbe 'la goccia che ha fatto traboccare il vaso'. Alta tensione tra maggioranza e opposizione in consiglio provinciale, a maggior ragione dopo la seduta della Prima commissione di martedì 19 ottobre, dove è stata approvata la proposta di legge per il ritorno alle tre preferenze nella scheda elettorale.

I gruppi di opposizione avevano abbandonato la seduta, in aperta polemica con la presidente Vanessa Masè (La Civica), firmataria del ddl e presidente della commissione: un conflitto che - a detta della minoranza - non avrebbe dato sufficienti garanzie istituzionali. Alla fine la proposta è stata approvata con i voti favorevoli dei cinque consiglieri rimasti.

Dopo lo strappo, i componenti  Gruppo consigliare del Partito democratico hanno parlato in conferenza stampa: Luca Zeni, Giorgio Tonini e la capogruppo in provincia Sara Ferrari hanno denunciato un "atteggiamento ostruzionistico della Giunta provinciale", testimoniato anche dalle mancate risposte arrivate dalla maggioranza alle richieste di accesso agli atti e alle interrogazioni.

Secondo quanto riportato dai consiglieri dem, si sono verificati problemi sistematici nelle richieste presentate alla Giunta provinciale. "Su 39 richieste complessive, 5 hanno ricevuto risposta entro 10 giorni, 2 hanno ricevuto risposta tra 10 e 30 giorni, 5 hanno ricevuto risposta tra 30 e 60 giorni, 7 hanno ricevuto risposto tra 90 e 194 giorni, 16 non hanno ricevuto alcuna risposta, 2 hanno ricevuto un diniego" dicono gli esponenti dell'opposizione.

Per questo motivo è stato notificato alla Provincia autonoma di Trento un ricorso al Tar, contro il diniego rispetto alla richiesta di avere copia (o di poter prendere visione) della documentazione relativa all’indagine interna disposta dall’Apss rispetto alla situazione del reparto di ginecologia.

Una scelta, quella del ricorso, che "è stata l’extrema ratio di fronte all’atteggiamento sistematicamente ostruzionistico dell’amministrazione provinciale. L’auspicio è che questo possa essere di sprone per la giunta provinciale ad adottare maggiore trasparenza rispetto al proprio operato, nel rispetto della legge e delle istituzioni, al fine di evitare che il ricorso alla giustizia amministrativa debba diventare una prassi" dice il Pd.

Un esempio su tutti lo ha dato il consigliere Luca Zeni: “Quando abbiamo evidenziato nel corso del tempo questo problema la Giunta non si scompone: l’estate scorsa  abbiamo chiesto documentazione sull’ospedale di Cavalese per la nuova proposta in project financing ma la richiesta non ha avuto risposta.  Ho sollevato  allora la questione in aula. Il Presidente Fugatti ha affermato che c’era  una procedura aperta e che quindi  non era opportuno dare accesso alla documentazione. Invece tutt’altro: quella documentazione era inequivocabile e noi avevamo diritto a farla , anche in base a ciò che il Consiglio di Stato afferma si debba fare prima di indire gare per appalti pubblici”. 

Per Giorgio Tonini la responsabilità principale di questo stato di cose ricade sul Presidente del Consiglio provinciale Walter Kaswalder, che pur facendo parte della maggioranza, dovrebbe fare il suo mestiere di  garante super partes di tutti i componenti dell’assemblea legislativa, come prevede il Regolamento interno del Consiglio e facendo così, invece, fornisce continuamente appigli per critiche.

Sara Ferrari su questo punto ha aggiunto che la mancanza di rispetto istituzionale si è vista anche in occasione della seduta di martedì della Prima Commissione. "Anche i presidenti delle Commissioni devono essere super partes e la richiesta che le minoranze ieri hanno rivolto al presidente Kaswalder è stata proprio quella di tutelarci da un atteggiamento inopportuno della presidente Masè che dirigeva i lavori su un testo di legge proposto da lei, ma su cui, allo stesso tempo, decideva dell’ammissibilità o meno agli emendamenti. Insomma abbiamo voluto essere mallevati da un forte imbarazzo istituzionale".

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