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Licenziamenti alla Arcese, i dipendenti incontrano Dorigatti

Una delegazione dei Cobas dell'Arcese Trasporti, l'impresa che ha recentemente annunciato il licenziamento di 250 lavoratori, ha chiesto un incontro al presidente del Consiglio provinciale Bruno Dorigatti

Una delegazione dei Cobas dell’Arcese Trasporti, l’impresa che ha recentemente annunciato il licenziamento di 250 lavoratori, ha chiesto un incontro al presidente del Consiglio provinciale Bruno Dorigatti. "L’importante ora – ha detto – è fugare la minaccia dei licenziamenti. Obiettivo che ritengo condiviso da tutte le forze politiche del Consiglio". 

Un confronto urgente con l’assemblea legislativa, per avere l’opportunità di chiarire i termini dell’intera vicenda. La prima occasione utile potrebbe coincidere con la prossima seduta del Consiglio provinciale prevista il 20 marzo.
 
Dorigatti proporrà ai capigruppo dei partiti di sospendere quel giorno i lavori in aula alle 12.30 per ascoltare i rappresentanti dei lavoratori nel Palazzo della Regione. Il presidente ha evidenziato che all’incontro, aperto a tutti gli altri consiglieri provinciali, saranno invitati anche l’assessore all’industria Alessandro Olivi e le confederazioni sindacali.
 
Vicenda iniziata nel 2009
 
Per spiegare la preoccupante situazione dei lavoratori dell’Arcese, il portavoce dei Cobas Antonio Mura – affiancato da Giovanni La Spada, membro dell’esecutivo dell’organizzazione e da 7 autotrasportatori – ha segnalato come la decisione dell’azienda sia l’ultimo atto di un attacco iniziato nel 2009, quando tra l’altro l’azienda aveva ottenuto un finanziamento provinciale.
 
Secondo i Cobas l’impresa intende a riposizionarsi all’estero per aumentare i profitti trasferendo buona parte del settore trasporto nelle proprie filiali in Romania e Slovenia, dove il costo del lavoro è molto più basso che in Italia.
 
Il problema è che Arcese vorrebbe far pagare questa strategia ai propri dipendenti con i licenziamenti “anche se, in realtà, i posti di lavoro non mancano”. Per riuscire nell’intento ha iniziato ad adottare già due anni fa una forma di cassa integrazione estremamente "flessibile", per permettere la progressiva immatricolazione in Romania dei mezzi di trasporto con targa italiana, e utilizzare conducenti di quel Paese con contratti da 1.050 lei, pari a 342 euro al mese. "La cassa integrazione introdotta allora – ha insistito Mura – è stata quindi lo strumento con cui arrivare ora ai licenziamenti. Le dichiarazioni tranquillizzanti rilasciate dall’assessore dopo aver incontrato la ditta sulla sorte dei lavoratori di Arcese non sono sufficienti: il problema è politico e sociale. Ora la palla è nelle mani del ministero che convocherà le parti, ma noi chiediamo che se ne occupi anche il Consiglio per fare piena luce sulla questione".
 
Dorigatti: superare il rischio licenziamenti
 
Dopo aver assicurato ai lavoratori la propria disponibilità a rendersi interprete della richiesta di confronto con i capigruppo, il presidente Dorigatti ha ricordato che sull’argomento sono state presentate ben cinque interrogazioni, una delle quali a sua firma. A dimostrazione che il Consiglio provinciale si è già interessato ai problemi dei lavoratori di Arcese. E ha aggiunto che sulla base delle informazioni da lui raccolte, l’azienda sembrerebbe disponibile a trasformare i licenziamenti annunciati in procedure di cassa integrazione. Questo eviterebbe di privare i lavoratori sia del reddito che dell’occupazione. Pur restando aperto il problema del posto di lavoro, in questi termini la questione risulterebbe molto meno traumatica, specialmente se la cassa integrazione coincidesse con periodi di accompagnamento alla pensione dei dipendenti coinvolti".
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