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Malattie da amianto: "In Trentino qualche decina di casi"

Audizioni del direttore provinciale dell'Inail sulla proposta di legge che approderà in Consiglio il prossimo 20 marzo. Critica la Cipra: " La Giunta dovrebbe avere solo un ruolo esecutivo e non di indirizzo politico"

Il testo unificato dei disegni di legge 193 e 205 di Michele Nardelli (Pd) e Claudio Eccher (Civica) per la “protezione dai pericoli derivanti dall’amianto”, è stato oggi oggetto delle consultazioni in terza commissione. Positiva, in generale, la valutazione dei soggetti ascoltati, che hanno proposto di perfezionare in qualche punto il provvedimento con alcune modifiche finalizzate a chiarire meglio e a completare le norme. Il testo approderà all’esame finale nell’aula del Consiglio provinciale nella sessione del 20 marzo.

Tra tutti gli interventi, ne segnaliamo due in particolare, quelli che a nostro modo di vedere sono stati più significativi. 
 
Il direttore della sede provinciale dell'Inail, Fabio Lo Faro, ha informato che pochissime ditte, per lo più quelle impegnate nello smaltimento, pagano il premio assicurativo per il rischio della svestosi da amianto. Quanto alle malattie riconducibili direttamente o correlate all’amianto, ai lavoratori giudicati esposti è riconosciuto per legge un beneficio previdenziale concesso previa domanda dall’Inps, dopo la valutazione tecnica dell’Inail. "In Trentino – ha detto – sono a rischio amianto le aziende siderurgiche, del vetro e le ferrovie sia nazionali che locali. E le richieste di riconoscimento previdenziale non sono migliaia, ma alcune centinaia, mentre i casi certificati sono qualche decina".
 
Il secondo intervento, che ha criticato una parte del testo del disegno di legge, è stato quello di Luigi Casanova, presidente della Commissione internazionale per la protezione delle Alpi. Casanova ha avuto parole schiette verso una certa abitudine del potere politico provinciale. Ma ecco le parole dell'ambientalista: "A nostro avviso nelle indicazioni di dettaglio le modifiche alla legge sono ben strutturate. Ma vi ritroviamo presente il limite più classico adottato negli ultimi lustri dalla politica provinciale: quella di delegare a deliberazioni della Giunta provinciale i provvedimenti adottivi di una legge. Noi riteniamo che i passaggi regolamentari o simili provvedimenti debbano rimanere di esclusiva competenza del Consiglio provinciale. Questo perché si permette ai cittadini il dovere-potere di controllo sulle decisioni e per rinvigorire un ormai decaduto rispetto del ruolo degli eletti in Consiglio provinciale. La Giunta dovrebbe avere solo un ruolo esecutivo e non di indirizzo politico".
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