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Green, Dj3 sta per essere trasferita in uno zoo in Germania dopo 10 anni al Casteller

Gli attivisti della campagna #StopCasteller: «La giunta provinciale deve dare conto di questa “politica dei sotterfugi” e dichiarare subito la data del trasferimento»

Ad annunciare il trasferimento dell'orsa DJ3 in uno zoo in Germania, una notizia che sarebbe trapelata da fonti vicine alla Provincia di Trento a metà aprile, sono stati gli attivisti del centro sociale Bruno. "Nel corso di una diretta streaming di Lav" si legge in una nota, "il generale dei Carabinieri del Cites, Massimiliano Conti, ha confermato il nulla osta per il trasferimento dell'orsa trentina, figlia della tristemente nota Daniza, reclusa al Casteller da 10 anni per aver predato una pecora".

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Proprio venerdì 16 aprile, a pochi giorni dalla seconda manifestazione nazionale della campagna #StopCasteller e mentre veniva confermato il trasferimento dell'orsa, è arrivata la sentenza con cui il Tar di Trento ha cancellato l'ordinanza che disponeva la cattura immediata di un'altra orsa, JJ4, colpevole di aver difeso i cuccioli. La sentenza lascia comunque aperta per lei e per gli altri orsi trentini la strada di una futura possibile captivazione.

Non si hanno intanto certezze sui tempi del trasferimento di DJ3, mentre la destinazione è stata confermata dal generale Massimiliano Conti. Si tratta dello stesso parco dove fu trasferita l’orsa Jurka nel 2010, il «Alternativer Wolf- Und Barenpark Schwarzwald» (Parco alternativo della Foresta Nera per orsi e lupi), uno zoo turistico che nel 2020 contava sei orsi e tre lupi in un terreno di soltanto 10 ettari.

Dura la reazione degli attivisti e delle attiviste del Centro Sociale Bruno e di Assemblea Antispecista, promotori della campagna per la liberazione degli orsi rinchiusi al Casteller. «Da mesi» dichiarano gli attivisti di #StopCasteller «la Provincia di Trento non diffonde immagini e nasconde deliberatamente aggiornamenti sulla situazione degli orsi detenuti. Oggi tenta di nascondere il trasferimento dell'orsa non rilasciando dichiarazioni ufficiali in merito: un atteggiamento che esprime bene un certo modo di fare politica, la “politica dei sotterfugi”, che dovrebbe impensierire tutti i cittadini trentini».

«Questo trasferimento è l’ennesima prova del fallimento della gestione della giunta guidata dal leghista Fugatti e la dimostrazione delle modalità sistemiche di gestione della questione orsi, per la quale manca un progetto di convivenza e tutela e che invece continua ad essere gestita con gli strumenti autoritari della captivazione, della rimozione del problema o, nel peggiore dei casi, dell'abbattimento  – proseguono gli attivisti – . Il parco in cui, con tutta probabilità stando alle dichiarazioni, verrà trasferita l’orsa, infatti, è un vero e proprio zoo con tanto di visitatori paganti, dove ogni animale ha meno di un ettaro a disposizione per muoversi. Un’amara consolazione  se confrontata alla possibilità di convivere con questi animali liberi, rispettando la loro legittima presenza sul territorio».

«Molti penseranno che ogni sistemazione sia meglio di una gabbia di cemento e acciaio, ma la Provincia non si sta adoperando nell'interesse degli animali: sta solo facendo spazio all'interno del Casteller per poter replicare la stessa triste storia di incarcerazione e sofferenza sulla pelle di altri orsi, che non hanno fatto nulla se non aver difeso i propri cuccioli ed aver predato qualche animale di allevamento. Se è vero che tra pochi giorni DJ3 uscirà dal Casteller, la domanda è perché proprio adesso, dopo 10 anni? Forse perché la sua cella sia libera per accogliere altri orsi che la Provincia ha già in previsione di imprigionare?».

«Per questo non abbiamo mai chiesto altro che non fosse la liberazione incondizionata degli orsi e la diffusione delle misure di prevenzione e di formazione dei cittadini. Dobbiamo educarci alla convivenza, a un rapporto diverso e più rispettoso degli altri esseri viventi. Questi orsi non sono “problematici”, ma insieme ai boschi e ai fiumi che percorrono il territorio trentino sono una ricchezza che dovremmo imparare a riconoscere e rispettare».

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