La "riqualificazione" da 3,6 milioni di euro minaccia il selvaggio Lagorai

C'è davvero bisogno di una riqualificazione? Perchè su 3,6 milioni di euro ben 3 sono destinati ad opere edilizie, compresi due ristoranti a media quota?

Lago Lagorai, nell'omonimo gruppo. Una catena montuosa incontaminata

La riqualificazione del TransLagorai potrebbe nascondere una minaccia per la catena montuosa più selvaggi del Trentino, l'unica finora con una presenza molto limitata di impianti sciistici e strutture ricettive. A guardare il rovescio della medaglia, dietro lo stanziamento da 3,6 milioni di euro deciso dalla Giunta per dare "nuova vita" al trekking in zona, è Alessandro Ghezzer, animatore da 10 anni del forum Girovagando in Montagna, grande conoscitore del Lagorai. 

Il sospetto parte da una considerazione molto semplice, anzi aritmetica: su 3,6 milioni di euro ben 3 saranno destinati a lavori edilizi. Ne beneficeranno strutture già esistenti come il Rifugio Cauriol, con uno stanziamento di 350.000 euro per lavori di ristrutturazione, ed il bivacco di Malga Miesnotta di sopra, struttura del Parco Naturale di Paneveggio, per 308.000 euro. A non convincere è lo stanziamento di 700.000 euro per creare un ristorante da 40 posti a Malga Lagorai, ed altrettanti, per una struttura analoga, a Malga Valsolero. 

C'è davvero bisogno di tutto ciò? La domanda è legittima visto che il fascino del Lagorai, oggi, è costituito soprattutto dal fascino solitario di luoghi incontaminati, come quello  dove sorge la malga. L'obiezione mossa da Ghezzer, che può contare su un nutrito seguito di appassionati di montagna e conoscitori della zona, è ancora una volta molto semplice: la TransLagorai esiste già. Da decenni i camminatori percorrono totalmente o in parte gli 85 chilometri lungo i quali si sviluppa il percorso senza particolari problemi.

"Chiunque conosca il Lagorai sa che il percorso esiste già nella sua interezza, ben tracciato e ben segnato. A testimonianza di ciò, le migliaia di trekkers che hanno compiuto la traversata negli ultimi trent’anni senza particolari problemi, in tenda o sfruttando i bivacchi e i (pochi) punti di appoggio esistenti - scrive Ghezzer - E’ curioso che si sostenga di voler “valorizzare” la Translagorai non facendo nulla dove servirebbe, ovvero in quota lungo il percorso, realizzando un bivacco in più, massimo due. Al contrario gli sforzi, soprattutto edilizi, sono concentrati più a valle, dove non servono". 
 

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