Scoperta dal Muse pianta carnivora «Diabolica»

La specie è stata fotografata per la prima volta nel 2004 su una cresta montuosa indonesiana ed è stata descritta formalmente e riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale solo a ottobre del 2020. A scoprire che si trattava di una nuova specie un team di ricerca di cui fa parte anche Andrea Bianchi, botanico e responsabile delle serre tropicali del Muse

Nepenthes diabolica ha già conquistato molti cultori di piante carnivore, eppure la sua descrizione è stata pubblicata solo a ottobre del 2020. La pianta carnivora scoperta su una cresta montuosa del Sulawesi centrale, in Indonesia è stata fotografata per la prima volta nel 2004 da Chien Lee, fotografo naturalista di fama internazionale, la nuova specie è stata in seguito osservata e studiata solo nel 2016 durante una spedizione botanica internazionale, di cui il Muse (Museo delle Scienze) di Trento era capofila, che si recò nel cuore della foresta indonesiana per l'identificazione.

«Da quando ho avuto la possibilità di vederla in natura sono serviti quattro anni per descriverla formalmente» racconta Andrea Bianchi, responsabile delle serre tropicali del Muse e unico italiano del team. Oltre a Bianchi fanno parte della ricerca lo stesso Lee, oltre ai ricercatori Golos, Mey, Mansur, Mambrasar e Robinson. «L’epiteto specifico diabolica fa riferimento al notevole peristoma delle trappole (il bordo 'dentato'), che porta grandi flange terminanti con denti affilati, e alle sue trappole lanose, di colore rossastro, che la fanno assomigliare a un piccolo diavolo. Si ipotizza che questa particolare struttura faciliti la cattura di prede particolarmente grandi come blatte e ragni» spiega Bianchi.

Una specie a rischio critico di estinzione, sia a causa del numero limitato di individui maturi in natura, il botanico ha affermato che il team ne ha stimati meno di 200, sia per la raccolta indiscriminata da parte di bracconieri locali che la vendono in internet a collezionisti senza scrupoli di tutto il mondo. 

«Nonostante la specie sia in coltivazione presso vivai specializzati che la riproducono in vitro, si stima che più della metà delle piante sia stata asportata illegalmente dall’habitat naturale per soddisfare la domanda nazionale ed estera - spiega Bianchi mostrando la specie sorella, Nepenthes hamata, custodita nella serra di propagazione del Muse -. Le autorità locali desiderano arginare questo problema di biopirateria, e si spera che la descrizione di questa nuova specie renda possibile l’istituzione di una nuova area protetta, che ospiterebbe inoltre nuove specie di orchidee, che speriamo di descrivere a breve». La speranza condivisa da Bianchi è quella che Nepenthes diabolica possa entrare in coltivazione legalmente e un giorno di ospitarla nelle serre del Muse.  

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