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Un'oasi naturale nella Valle dello Sporeggio, territorio degli orsi

Una nuova oasi WWF nella valle dello Sporeggio, territorio dell'orso. Ecco il progetto, che prevede la sistemazione dei sentieri e l'accessibilità totale dell'area, dove ossevare animali in libertà

La valle dello Sporeggio, laterale della Val di Non, è una zona decisamente particolare dal punto di vista faunistico. Situata ai margini del Parco Adamello Brenta, la più vasta area protetta del trentino, è un territorio abituale per l'orso, reinserito proprio a partire dalle vallate del Trentino occidentale dal progetto Life Ursus.

A Spormaggiore esiste un parco faunistico, attivo da oltre vent'anni, nel quale si possono osservare due femmine di orso, provenienti da giardini zoologici, insieme  a linci, volpi e lupi, in un'area che si estende su 3500  metri quadrati di bosco. Il rapporto tra gli abitanti della zona ed i grandi carnivori è stato però segnato da tristi episodi, dei quali ancora non si conoscono i responsabili: nel marzo 2015, poi ancora un anno dopo  ed infine nell'ottobre 2016 sono infatti state ritrovate carcassse di orsi, la cui morte è stata causata da bocconi avvelenati.  

Tuttavia chi crede nella possibile convivenza tra uomo e orso, ed anzi vuole trasformare il "problema" in una risorsa, è più determinato che mai nel portare avanti un approccio diverso alla presenza del plantigrado in zona. Marco Osti, titolare dell'omonima azienda agricola, ha formalizzato in questi giorni la collaborazione con la sezione trentina del WWF dando vita all'Oasi Valle dello Sporeggio. 

Da anni la presenza dell'orso è accertata anche sul territorio dell'azienda agricola, dove più volte  sono state ritrovate tracce del passaggio del grande carnivoro. "Ormai i tempi per riorganizzare l'intera area, anche per favorire la vivibilità di questo importante inquilino sono ormai maturi" spiega Marco Osti sul sito buonacausa.org dove è stata lanciata una raccolta fondi per far decollare il progetto.

Il futuro dell'oasi, appena nata, è infatti pieno di obiettivi ambiziosi: si va dagli interventi strutturali, come la sistemazione dei sentieri e l'installazione di pannelli e passerelle, fino a quelli per l'accessibilità, tramite una carrozzina Joulette che permetterebbe alle persone con disabilità motorie di essere portati all'interno dell'oasi.

Ci sono poi interventi propriamente naturalistici come il ripopolamento del gambero di fiume, crostaceo autoctono ormai rarissimo nei corsi d'acqua alpini, ed ancora l'acquisto di attrezzature, come fototrappole e torrette d'avvistamento, per l'osservazione e lo studio degli animali presenti nell'area che incclude, oltre all'azienda agricola, il bosco della Vallaia e Maso Fratton, già di proprietà del FAI dal 1993. 

"Sono convinto - conclude Marco Osti - che sia doveroso, nei confronti delle generazioni future, mantenere intatta questa Oasi, perla naturalistica delle Alpi: raggiungere gli obiettivi di finanziamento previsti permetterà di preservarla ancora più efficacemente per lunghi anni a venire".

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