Il lupo arriva nel Brenta, lo zoologo: «non è pericoloso»

Diversi gli avvistamenti negli anni, del lupo e anche dell'orso. Ma i due possono convivere?

Il lupo fa notizia. Dopo l'investimento della giovane lupa nella notte tra il 4 e il 5 novembre, a parlare di questo esemplare è stato lo zoologo Andrea Mustoni, responsabile dell’unità Ricerca scientifica ed educazione ambientale del parco Adamello Brenta e, dal ‘97 al 2004, coordinatore di Life Ursus.

Nel parco naturale Adamello Brenta c’è il lupo e a darne notizia è stato Mustoni. La conferma di questa presenza nella zona è arrivata anche dai diversi incontri occasionali avvenuti negli anni con qualche esemplare di passaggio. Ci sono stati avvistamenti più assidui di una coppia di lupi che si registrano da qualche tempo, nella parte settentrionale del parco. Ma la presenza del grande carnivoro più concreta all’interno dell’area protetta. Gli esperti sottolineano che il lupo sarebbe arrivato spontaneamente anche in questa zona del Trentino.

«Già più di dieci anni fa - sottolinea Mustoni -, alcuni lupi in modo occasionale transitavano all’interno del Parco. Ultimamente la presenza del lupo in Adamello e in Brenta, si è fatta più assidua quindi potremmo dire che è una nuova presenza ma che ha anche già un passato. C’è da dire a gran voce una cosa, molto semplice ma molto vera: il lupo non è pericoloso, come la maggior parte della gente può pensare. Noi siamo probabilmente condizionati da fiabe e racconti con i quali siamo cresciuti ma il lupo è un animale che non aggredisce».

Di fatto, come spiega Mustoni, sul territorio nazionale ci sono adesso alcune migliaia di lupi, in particolare su alcune porzioni del territorio, come gli Appennini, la presenza storica è sempre stata di una certa consistenza, eppure non si sarebbero verificate aggressioni. Ecco perché dagli esperti, il lupo, è stato considerato poco pericoloso. La sua indole schiva e attenta fa anche sì che gli incontri con l’uomo siano difficilissimi. Nel caso di un incontro, comunque, le regole sono le stesse che valgono anche per tutti gli altri animali selvatici: «Dobbiamo cercare di non interagire con loro – raccomanda Mustoni – perché tutti in un certo senso hanno un certo grado di pericolosità nei confronti dell’uomo».

Non ci sono però solo i lupi. È nota la presenza di un altro grande carnivoro: l’orso bruno. Le notizie su di lui sono numericamente più alte, soprattutto negli ultimi mesi tra animalisti, ordinanze emanate dalla Provincia e avvistamenti, l'orso è stato il primo protagonista della scena. Le prospettive di condivisione del territorio tra orso e lupo non preoccupano Mustoni: «L’orso e il lupo sono due specie che si sono evolute in “simpatia”, una parola difficile per dire che fin dalla notte dei tempi sono riusciti ad occupare gli stessi territori senza darsi fastidio. Quindi la convivenza di questi due grandi mammiferi è assolutamente normale. Gli animali tendenzialmente si evitano e occasionalmente vivono delle situazioni comuni, come il consumo di carcasse di animali trovati morti ma poco altro».

Per il Parco, assistere all’arricchimento della fauna presente sul territorio è vitale e lo stesso Mustoni sottolinea il grande valore di questi animali: «Da una parte, il lupo, l’orso, così come altri mammiferi, sono delle tessere degli ecosistemi, ecosistemi che più complessi sono e più rimangono in equilibrio con la natura, quindi anche con l’uomo. Ma c’è un secondo valore, molto importante, soprattutto per chi lo sente, che è un valore di tipo culturale. Noi siamo cresciuti, ci siamo evoluti e nella nostra storia ci sono sempre stati i lupi, gli orsi, i cervi, i caprioli. Un futuro senza questi animali sarebbe un futuro sicuramente molto più povero».

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