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Tracce di pesticidi nei corsi d'acqua, criticità in Val di Non ma il clorpirifos è scomparso

La Val di Non, ed il Lavisotto di Trento, rappresentano due inquietanti eccezioni in un quadro complessivo positivo. La direttrice dell'Unità Acqua dell'Appa presenta i dati del monitoraggio eseguito dal 2010 ad oggi

Fitofarmaci ed agricoltura intensiva sono i maggiori fattori di criticità della Val di Non, a rivelarlo sono i corsi d'acqua della valle,  monitorati dall'Appa, all'interno di un quadro complessivo che mostra invece una buona qualità delle acque trentine. E' questo il bilancio tracciato da Raffaella Canepel, direttore dell'Unità organizzativa Acqua dell'Azienda provinciale per l'ambiente, intervistata dall'Ansa. 

All'interno dello studio presentato in questi giorni, frutto di un monitoraggio costante iniziato nel 2010, il territorio della Val di Non rappresenta una preoccupante eccezione all'interno, come detto, di una situazione altrimenti positiva. Le cause sono da ricercare nella coltura intensiva del melo e nel conseguente utilizzo di fitofarmaci. A questo si aspetto si aggiungono le difficoltà nella depurazione delle acque: con molti,  piccoli, paesi ed abitati sparsi sul territorio i piccoli impianti di depurazione non possono dare le  stesse garanzie di quelli più grandi.

La situazione non sembra essere granchè migliorata negli ultimi 6 anni. Canepel parla piuttosto di dati stabili, anche se un dato molto positivo è quello della scomparsa del famigerato Clorpirifos dalle acque  nonese, negli ultimi due anni. Il risultato è stato raggiunto grazie ad un accordo con le realtà produttive per limitare l'immissione nell'ambiente di questo particolare prodotto chimico. 

"Nel giro di due anni, si è assistito ad un crollo delle concentrazioni, tutte al di sotto del limite ammesso dalla norma - spiega Canepel -. Nel 2016 nessun corso d'acqua aveva valori oltre limite. E da quest'anno solo una piccola parte lo utilizza ancora, la maggior parte dei produttori avrà invece una limitazione all'uso". 

Uno dei punti di intervento più efficaci è rappresentato dai cosiddetti "carica botte", piccoli impianti in cui l'acqua viene miscelata con i prodotti chimici per l'agricoltura. L'Appa, quest'anno, ha eseguito una mappatura dei punti critici. "Ce ne sono 320 e alcuni sono in punti sensibili, vicini a corsi d'acqua, possono quindi essere veicoli di contaminazione diretta. Abbiamo però una buona mappatura e abbiamo richiesto un adeguamento delle misure di sicurezza per limitare al massimo le problematiche". 

Un altro corso d'acqua che presenta non poche criticità è il canale Lavisotto, a Trento: "la sua qualità, non è buona, è determinata dall'antica eredità industriale della zona di Trento Nord più altri scarichi industriali attualmente attivi. Una situazione complessa che stiamo affrontando" conclude Canepel. 

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