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La ricerca del Muse: il leopardo delle nevi minacciato dal mercato del cashmere

I risultati del lavoro dei ricercatori del Muse in Mongolia, iniziato nel 2015, pubblicati sulla rivista Oryx

Leopardo delle nevi

Il rarissimo leopardo delle nevi è minacciato dal mercato del cashnere. Lo studio, condotto dai icercatori del  Muse Francesco Rovero e Simone Tennan, è stato pubblicato sulla rivista di conservazione ambientale Oryx. I risultati della prima spedizione alla ricerca del leopardo delle nevi nei Monti Altai della Mongolia rivelano che l’incessante aumento dell’allevamento di bestiame nella zona per alimentare il mercato globale del cashmere ha un impatto negativo sulle prede naturali del leopardo, tra cui lo stambecco Siberiano. 

“Abbiamo analizzato i dati dalle quasi 50 fototrappole che abbiamo sistemato nel 2015 in un parco nazionale nei Monti Altai allo scopo di capire come il bestiame domestico influenza la presenza di leopardo delle nevi e dello stambecco Siberiano. I risultati mostrano che, dove è presente il bestiame, la presenza dello stambecco crolla nettamente" spiega Favero.

La minaccia non è però, per così dire, diretta. Nelle zone ad alta presenza di bestiame il leopardo è presente, nonostante l'assenza di stambecchi. Questo fatto espone però il felino al rischio di cadere preda di bracconieri, oppure degli stessi pastori visto che, in assenza di prede naturali il leopardo può anche attaccare il bestiame. 

Il programma di ricerca del MUSE, in Mongolia, è condotto in collaborazione con la ONG Mongola Green Initiative e altri partner internazionali tra cui il Museo Danese di Storia Naturale e l’Università di Losanna. La spedizione del 2015 è stata documentata con il film “Ghost of the Mountains”, co-prodotto dal MUSE con il museo danese e co-finanziato dal Parco Natura Viva di Bussolengo. Presentato in anteprima al Filmfestival di Trento nel 2016, il film è stato poi selezionato e premiato in vari altri festival internazionali. La ricerca nei Monti Altai è proseguita con una seconda spedizione nel 2017 sostenuta al Parco Natura Viva e dalla Fondazione Panthera, e una terza fase di ricerca è programmata per il biennio 2018/2019.

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