Inquinamento: meno biossido di azoto con il lockdown

I dati dell'Appa mostrano un netto calo nei mesi dell'emergenza

Meno biossido di azoto nell'aria: è l'effetto di due mesi di lockdown, registrato anche in Trentino. I dati dell'Appa, l'agenzia ambientale della Provincia, parlano di concentrazioni che in aprile erano anche la metà rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, e che a maggio sono rimaste comunque inferiori alla media, anche di un terzo.

Il biossido di azoto (NO2)  è prodotto da tutti i processi di combustione e deriva in particolar modo dal traffico veicolare, che risulta essere responsabile di circa il 60% delle emissioni totali di ossidi di azoto a livello provinciale. "Le concentrazioni di NO2 risultano storicamente più basse a maggio rispetto ai mesi invernali. Questo, associato al fatto che le restrizioni imposte sono in parte state ritirate, fa sì che le differenze nei confronti degli anni precedenti risultino meno marcate rispetto a quanto osservato nei mesi di marzo 2020 e aprile 2020" spiega una nota.

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Purtroppo lo stesso effetto non si registra per altri inquinanti come le polveri sottili PM10: se a marzo ed aprile il livello era sceso a causa del lockdown, i valori di maggio sono invece ritornati ad essere in linea con la media degli anni precedenti.  "L'indice sintetico basato sui dati raccolti dalla rete provinciale di misura, nel mese di maggio 2020, ha evidenziato globalmente uno stato di qualità dell’aria moderato - si legge nella nota dell'Appa - Il giudizio è stato determinato dalle concentrazioni massime registrate per l’inquinante ozono O3. Le concentrazioni di gli altri inquinanti monitorati, polveri sottili PM10, biossido di azoto NO2, biossido di zolfo SO2, monossido di carbonio CO e benzene, si riconfermano sempre ben al di sotto dei valori limite".
 

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