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Giovedì, 13 Giugno 2024
Green

Ha senso coprire i ghiacciai per proteggerli dal calore?

La Sat: "Il cambiamento climatico è inconfutabile. Questo sistema non può funzionare su larga scala"

L'ultima pratica per tentare di salvare i ghiacciai dallo scioglimento è quella di coprirli con dei teli geotessili per proteggerli dal sole e dal calore. Ma è effettivamente una modalità 'green', sostenibile ed efficace? Le criticità ci sono, come sottolinea la Società alpinisti tridentini in un documento condiviso di cui sono firmatari anche Comitato Glaciologico Italiano, Fondazione Montagna Sicura, Italian Climate Network, Servizio Glaciologico Alto Adige, Servizio Glaciologico Lombardo, Società Meteorologica Alpino-Adriatica, Società Meteorologica Italiana.

"Se da un punto di vista tecnologico questa soluzione sembra funzionare sui singoli ghiacciai coinvolti, è importante ricordare che tali pratiche non rappresentano uno strumento per combattere le conseguenze del cambiamento climatico e del riscaldamento globale. Come studiosi che si occupano di ghiacciai e clima siamo preoccupati per l’ambigua comunicazione spesso accompagnata alla divulgazione di questi progetti" dicono i glaciologi.

Insomma, si tratterebbe di un classico caso di greenwashing: descrive cioè un ambientalismo di facciata. Un intervento impattante sull'ambiente da numerosi punti di vista, che passa per sostenibile ed auspicabile. È il caso, si legge nella lettera, dell'ultima campagna promossa da Mastercard, che per ogni transazione eseguita in Svizzera sul noto circuito di credito tra Ottobre e Dicembre 2021, ha donato alla Cover Project Foundation le risorse necessarie per coprire una porzione di ghiacciaio pari alla superficie di una carta di credito. Un’altra realtà che si muove nella stessa direzione è la start-up Glac-Up, recentemente ideata da economisti e che si pone l’obiettivo di preservare i ghiacciai alpini con i teli geotessili. La start-up vuole coinvolgere privati e aziende, che potranno “adottare” una parte di un ghiacciaio finanziandone la copertura.

"È vero, l’applicazione dei teli sulla superficie dei ghiacciai rallenta la fusione di neve e ghiaccio. I teli riducono la quantità di luce solare assorbita dai ghiacciai riflettendola e riducendo la fusione. Da un punto di vista tecnologico questo intervento di geoingegneria sembrerebbe funzionare" dicono gli scienziati. Ma esistono delle criticità: innanzitutto, il carburante per alimentare i gatti delle nevi che movimentano i teloni ogni anno e la produzione dei teloni stessi, spesso composti di materie plastiche, sono risorse non rinnovabili, il cui utilizzo contribuisce a incrementare il riscaldamento globale. Bruciare carburante per stendere i teli significa contribuire all’immissione di CO2 nell’atmosfera, contribuendo ulteriormente al cambiamento climatico nel vano tentativo di proteggere i ghiacciai, essi stessi vittime del riscaldamento globale.

Discorso simile vale per la produzione della plastica di cui sono fatti la maggior parte dei teloni utilizzati. Sebbene riciclabili da un punto di vista teorico, i teli non vengono riciclati, ma sostituiti ogni pochi anni a causa dell’usura favorita dalle condizioni ambientali che contraddistinguono i ghiacciai.

Poi, i teloni rilasciano grandi quantità di fibre plastiche, ancora non è chiaro dove si accumulino una volta espulse dai ghiacciai insieme all’acqua di fusione e quali siano gli effetti ambientali, ma gli scienziati stanno lavorando a questi temi.

Inoltre, coprire i ghiacciai per preservarli è ancora più problematico considerando le conseguenze a lungo termine. Con l’aumento della temperatura gli ambienti in quota stanno evolvendo rapidamente, con piante e animali che si spostano verso fasce altimetriche più elevate inseguendo le temperature più adatte a essi. Mantenere un ghiacciaio coperto lo renderebbe un corpo estraneo: un blocco di ghiaccio “insaccato” e isolato dal contesto ecologico-ambientale circostante.

Ci sono anche motivi di tipo economico: la stima per salvare un metro di cubo di ghiaccio con i teloni, si aggira tra 0,6 e 8 euro l'anno. Per osservare un effetto positivo di rallentamento del ritiro di un intero ghiacciaio, è necessario preservare decine di migliaia di metri cubi di ghiaccio, con costi nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro all’anno per ciascun ghiacciaio ingegnerizzato.

Insomma, l'unica soluzione è quella più naturale: "I ghiacciai si salvano solo stabilizzando il clima del pianeta, non esistono scorciatoie. I più recenti studi hanno mostrato che se non limiteremo le emissioni di gas serra in atmosfera nei prossimi decenni, i ghiacciai alpini saranno quasi del tutto scomparsi entro la fine del secolo. Questo non significa che non c’è più nulla da fare, anzi. Gli stessi studi sottolineano che se saremo capaci di ridurre l’utilizzo dei combustibili fossili e contenere l’incremento delle temperature planetarie entro i 2 °C rispetto al periodo preindustriale, salveremo il 40% del ghiaccio oggi presente sulle Alpi" dicono i glaciologi.

"L’eroe del ghiacciaio non è chi finanzia la posa di un telo di plastica e men che meno chi si propone di lucrare su queste attività facendo leva sulla sensibilità ambientale delle persone con messaggi ambigui. L’eroe del ghiacciaio è chi sceglie consapevolmente di assumere uno stile di vita attento al risparmio delle risorse e alla riduzione del proprio impatto in termini di gas serra immessi in atmosfera".

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