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Combustibile dal sole: Trento, Bari e Eindhoven lavorano al solar fuel

Un progetto di ricerca che coinvolge le università di Trento, Eindhoven, ed il Cnr di Bari: convertire l'energia solare in combustibile liquido grazie alla disgregazione dell'anidride carbonica

Trasformare l’energia solare in un combustibile liquido a partire dall’anidride carbonica; un vero e proprio combustibile, chiamato solar fuel, che sia facile da produrre, immagazzinare e usare. È l’obiettivo di una collaborazione scientifica in corso da oltre un anno tra il Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento, l’Istituto olandese per la ricerca fondamentale sull’energia Differ e il Nanotec Cnr di Bari.
«Uno dei principali problemi – spiega Paolo Tosi, professore di Fisica sperimentale al Dipartimento di Fisica – che limita l'utilizzo di fonti di energia rinnovabili è dovuto alla loro intermittenza. Un semplice esempio è dato dall'energia solare che, pur essendo molto abbondante, di notte non è disponibile. Per risolvere questo problema è necessario sviluppare nuovi e più efficienti sistemi di accumulo, che permettano di immagazzinare l'energia non immediatamente usata e di utilizzarla quando serve».


I ricercatori che operano nel campo dell’energetica sono da tempo impegnati a individuare tecnologie che possano aumentare l’efficienza, la continuità e le possibilità di stoccaggio. "Una strategia – prosegue Tosi – consiste nell'usare energia rinnovabile per trasformare l’anidride carbonica in combustibile. In questo modo, si otterrebbero due importanti risultati. Innanzitutto l'energia solare sarebbe convertita in energia chimica contenuta in un combustibile facilmente usabile. Altro aspetto importante: l’anidride carbonica potrebbe essere usata come fonte di carbonio nella sintesi di combustibile invece di essere rilasciata in atmosfera. Infatti, la conversione dei gas serra, in particolare anidride carbonica e metano, in combustibili liquidi o in altri composti chimici di particolare interesse è considerata una delle più grandi sfide del ventunesimo secolo. Usiamo scariche elettriche per dissociare l'anidride carbonica e promuoverne l'idrogenazione". 

Una progetto che guarda avanti, sulla strada della sostenibilità, un cammino in cui l'Università di Trento non è sola, ma in compagnia del Cnr  di Bari e dell'università olandese di Eindhoven. "La collaborazione prevede molte attività di ricerca congiunta e alcuni scambi. Ad esempio in questo periodo un nostro dottorando è all’Eindhoven University of Technology e io stesso sarò tra qualche settimana membro di una commissione internazionale di dottorato" spiega Tosi. Nell’ambito della collaborazione, in questi giorni è in visita al laboratorio di fisica atomica e molecolare dell’Università di Trento Richard van de Sanden, il direttore del Differ, Dutch Institute for Fundamental Energy Research, Department of Applied Physics - Eindhoven University of Technology che interverrà nel corso di una conferenza pubblica che si terrà presso la facoltà di via Sommarive mercoledì 30 marzo alle ore 15.30. 

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