Vinicio Capossela torna in Trentino

Un concerto intimo, con i brani scelti da una carriera che compie trent'anni: Capossela porta in tour i suoi demoni ed arriva al Castello di Arco

Vinicio Capossela torna in Trentino per un concerto da "pandemonio". La location, particolarmente suggestiva, è il Castello di Arco, il maniero che si erge sulla roccia che domina la cittadina e la valle del Sarca fino al lago di Garda. L'appuntamento è per la serata di martedì 8 settembre.

Sarà un concerto davvero particolare, secondo quanto anticipato dall'artista stesso: canzoni messe a nudo, scelte liberamente in un repertorio che proprio quest'anno va a compiere i trent’anni dalla data di pubblicazione del primo disco “All’una e trentacinque circa”, uscito nel 1990.

Dopo le "Ballate per uomini e bestie", messe in scena lo scorso inverno anche all'Auditorium S. Chiara, Capossela ha dunque deciso di portare in tour una "bestia" sola, che ne simboleggia molte. "Il demone a cui mi riferisco in questo Pandemoium è il dáimōn dei greci. L’essenza dell’anima imprigionata dal corpo che è il tramite tra umano e divino. Il destino legato all’indole, e quindi al carattere" spiega.

Ma "pandemonium" è anche uno strumento mitico, che racchiude in sè le voci di tutti i demoni e le libera contemporaneamente. "Ho sentito parlare di questo enorme strumento, un grande organo fatto di metalli estratti dalle viscere della terra, dalle creature intraterrestri, i nani che battono e forgiano nelle cavità ctonie, il cui rimbombo ci raggiunge col brontolare del tuono, e provoca il frastuono" prosegue Capossela.

Sembra, per rimanere sul territorio, che i costruttori dello strumento demoniaco fossero nientemeno che i nani al servizio del re dolomitico Laurino. Il titolo, però, non deve trarre in inganno: il concerto, in realtà, si prospetta tutt'altro che "infernale", semmai una rilettura intima di brani ai quali l'autore è particolarmente legato. Capossela sarà accompagnato sul palco da un solo altro musicista: il rumorista Vincenzo Vasi. 

"Tutti i dáimōn - conclude Capossela - come in un vaso di pandora liberati nell’isolamento e nell’insicurezza che ci ha colti nella pandemia. Nuove e antiche pestilenze. Ma allo stesso tempo il dáimōn è l’angelo, l’entità che fa da ponte col divino. Perché un po’ di divino nell’uomo c’è, pure se impastato col fango e il dáimōn lo rimesta e solleva". 

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