Transiti, c'è anche il chitarrista dei Sonic Youth

Giunta alla terza edizione, la rassegna curata da Alberto Campo prosegue il proprio cammino rimanendo fedele alla vocazione originaria, riassumibile nell’intento di testimoniare l’attualità con produzioni nazionali e internazionali capaci di rappresentare tanto le tradizioni quanto l’esplorazione di nuovi territori. Da ciò deriva il sottotitolo: Musiche in movimento

Primo artista in ordine di apparizione, lunedì 13 novembre, è ARTO LINDSAY. Newyorkese di nascita, ma segnato in profondità dall’esperienza compiuta in età infantile al seguito dei genitori missionari in Brasile, condensa inmusica l’essenza di quel tragitto esistenziale: da un lato si coglie il riverbero del furore post punk che agitava la Lower East Side di Manhattan a fine anni Settanta, dall’altro è nitida l’eco del tropicalismo di Caetano Veloso e Tom Zé (dei quali non a caso è stato produttore). Chitarrista autodidatta e cantante sui generis, dice di sé: “Sono sempre stato un musicista interessato ai cambiamenti, alle trasformazioni, alle interazioni e alle contaminazioni che possono nascere fra generi molto differenti”.

Il secondo appuntamento è in calendario giovedì 23 novembre e vede protagonista WILLIAM BASINSKI, il cui spettacolo – in cartellone come anteprima del festival “Distretto 38” – dirotta l’itinerario verso il suono elettronico. In origine clarinettista di scuola accademica, l’artista statunitense crea paesaggi sonori traendo ispirazione dal minimalismo di Steve Reich, dall’ambient music di Brian Eno e dai principi della musique concrète (ad esempio con la manipolazione di nastri magnetici, impiegata per realizzare la quadrilogia “Disintegration Loops”: apice della sua carriera). Così facendo, ha definito un codice comunicativo al tempo stesso sperimentale ed emotivamente coinvolgente: lo conferma la suite “For David Robert Jones”, concepita in memoria di Bowie, che abbinata alla composizione omonima dà forma sia al disco “A Shadow in Time” sia all’esibizione dal vivo.

Il sottotitolo di questa edizione della rassegna – Musiche in movimento – sarà idealmente personificato da EMEL MATHLOUTHI, attesa a Trento giovedì 8 febbraio. Una sua canzone – “Kelmti Horra” (La mia parola è libera) – divenne inno spontaneo dei manifestanti durante la Rivoluzione dei Gelsomini, che nel gennaio 2011 portò alla caduta del dittatore tunisino Ben Alì. Lei stessa intonò il medesimo brano nel dicembre 2015 a Oslo, in occasione della cerimonia di conferimento del Nobel per la Pace al “Quartetto del Dialogo Nazionale”, promotore del pluralismo democratico nel Paese. È dunque molto più di una cantante artisticamente dotata: esule a Parigi dal 2008 e trasferitasi poi oltreoceano, non ha mai reciso i legami con il luogo di provenienza, associando le suggestioni sonore del Maghreb alle modalità più raffinate del pop occidentale.

Secondo elemento nel trittico di chitarristi che caratterizza questa edizione di “Transiti”, è – martedì 6 marzo LEE RANALDO, fino a qualche anno fa nei ranghi dei Sonic Youth, band cruciale nella storia recente del rock americano. Da quando è cessata l’attività del gruppo, ha intensificato il ritmo lavorativo da solista, anche in veste di narratore e artista visivo. Ultima ramificazione discografica del suo estro irrequieto è “Electric Trim”, album in cui buona parte dei testi delle canzoni è stata elaborata insieme all’affermato scrittore Jonathan Lethem. Ad affiancarlo nella trasposizione in concerto di quel repertorio è un trio di musicisti del quale fanno parte i pluristrumentisti spagnoli Raul “Refree” Fernandez e Cayo Machancoses.

Il penultimo appuntamento della serie consolida la partnership con il Museo Nazionale del Cinema di Torino: venerdì 6 aprile sarà messa in scena la sonorizzazione del film di Josef von Sternberg “The Last Command” a cura dei JULIE’S HAIRCUT, fra le band più longeve della scena indipendente italiana. Nell’arco di due decenni la formazione emiliana ha perfezionato una visione psichedelica del rock assai apprezzata all’estero: ne è prova la residenza britannica dell’etichetta Rocket Recordings, editrice a febbraio dell’album “Invocation and Ritual Dance of My Demon”. Già suggerita in passato dalle riletture di partiture a tema (dal John Carpenter di “Fuga da New York” al Nino Rota de “Il Casanova di Federico Fellini”), l’inclinazione cinematografica del gruppo si manifesta compiutamente in questo allestimento presentato a “Transiti” in prima nazionale.

A chiudere la rassegna, sabato 28 aprile, è un altro virtuoso della chitarra: MARC RIBOT. Artista il cui statuspotrebbe essere sintetizzato elencando semplicemente alcuni dei fuoriclasse che si sono avvalsi del suo talento: Tom Waits, Elvis Costello e David Sylvian, senza dimenticare il nostro Vinicio Capossela, fra i suoi massimi estimatori. Stilisticamente versatile, come dimostrano le avventure che l’hanno condotto volta per volta al jazz radicale e alla musica cubana, con il progetto Ceramic Dog – spalleggiato dal bassista Shahzad Ismaily e dal batterista Ches Smith – lo strumentista statunitense affronta i canoni del rock in chiave avant-garde.

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