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L’archeologia in scena nella Tridentum romana

Due spettacoli e un docufilm girati nello Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas

Dalla sua apertura al pubblico, lo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, nel cuore di Trento, sotto piazza Cesare Battisti, è stato molto più di un sito archeologico. Le atmosfere suggestive della Tridentum romana hanno accolto negli anni pubblici diversi e ospitato iniziative che vanno dalle mostre al teatro, dai recital ai concerti, rendendo il sito un luogo di condivisione e inclusione unico nel suo genere. Una tradizione interrotta dall’emergenza sanitaria, ma che l’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali prosegue ora in modalità online con due spettacoli teatrali e un docufilm realizzati nel sito. Nelle prossime settimane i video saranno a disposizione di tutti sul portale Trentino Cultura. Si tratta di “Un giro al S.A.S.S.” e “Il gioco al tempo dei Romani” messi in scena dagli attori di Emit Flesti per la regia di Alessio Dalla Costa e “Conflict archaeology: quel che resta della Grande Guerra” della Compagnia Marco Gobetti. I filmati sono sottotitolati per consentire una più ampia fruibilità nell’ottica dell’accessibilità.

Un giro al S.A.S.S.

Dedicato ai più giovani, ma godibilissimo anche dagli adulti, “Un giro al S.A.S.S.” propone un’insolita esplorazione dello Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas grazie alla sfrontatezza di uno strampalato zio, professore e grande appassionato di storia e di un titubante nipote che si introducono furtivamente nella Tridentum romana nel giorno di chiusura al pubblico. Fra battibecchi e fraintendimenti faranno un incontro inaspettato, dove realtà e finzione si confondono, lasciando protagonisti e spettatori in una atmosfera sospesa tra passato e presente. Lo spettacolo, composto da due parti, è messo in scena dagli attori Annalisa Morsella, Giulio Federico Janni e Simone Panza, che ha curato anche la drammaturgia, ed è diretto da Alessio Dalla Costa. La prima parte del video sarà disponibile online dal 26 marzo, la seconda parte dal 27 marzo.

Il gioco al tempo dei Romani

Gli attori Valentina De Cecco, Simone Panza e Niccolò Pedelini interpretano tre stralunati personaggi dell’anno 2.225 che intraprendono una missione speciale per una nobile causa, affrontando un viaggio a ritroso del tempo fino a ritrovarsi nella Tridentum del 225 d.C. Catapultato in questa estranea realtà, il trio porterà a termine l’impegnativo compito, salvare i bambini del terzo millennio, attraverso una giocosa scoperta. L’avventura diventerà l’occasione per conoscere e sperimentare alcuni divertimenti molto popolari fra i bambini dell’antica Roma come il gioco delle noci o quello degli astragali. I tre personaggi daranno inoltre suggerimenti per riscoprire anche altre attività ludiche praticate dai Romani: la Muìda, mosca cieca, il cui nome deriva da mùo che significa chiudere, oppure Navia aut capita, (il nostro testa o croce) e il Pulverulentus un gioco di origine greca, simile all’odierno rugby, dove due squadre si fronteggiano cercando di portare una palla alla meta nel campo avversario. Il nome deriva dal gran polverone sollevato dai giocatori correndo sul terreno sterrato. La drammaturgia dello spettacolo è di Maura Pettorruso, la regia di Alessio Dalla Costa. La prima parte del video sarà online dal 2 aprile, la seconda parte dal 3 aprile.

Conflict archaeology: quel che resta della Grande Guerra

Da sabato 10 aprile sarà visibile online sul portale www.cultura.trentino.it/Temi/Archeologia il docufilm "Conflict archaeology: quel che resta della Grande Guerra". Composto da tre parti: "Le scarpe", "I corpi" e "La memoria della materia" e diretto da Marco Gobetti, si ispira all'omonimo spettacolo teatrale e alla lezione recitata, scritta da Valentina Cabiale, autrice anche della sceneggiatura. Nel docufilm gli interventi scientifici di Franco Nicolis, direttore dell'Ufficio beni archeologici della Provincia autonoma di Trento, approfondiscono i brani recitati da Giuliano Comin. "Conflict archaeology: quel che resta della Grande Guerra" è un viaggio tra le tracce “tangibili” del primo conflitto mondiale, a partire da un paio di soprascarponi in paglia usati un secolo fa a Punta Linke. Nella narrazione si avvicendano i corpi, gli oggetti, i vestiti dei soldati, in un appassionante equilibrio fra conoscenza emotiva e ricostruzione storica.

Una riflessione divulgativa sul senso ultimo della "archeologia dei conflitti", che cerca di comprendere il rapporto tra le rimanenze di ciò che è stato e il modo in cui vogliamo – o non vogliamo – integrarle e riconoscerle nel presente. L'incontro delle arti con la disciplina dell'archeologia è anche un modo per contribuire a renderla - nel senso alto del termine – popolare, per svelarne aspetti inediti e contemporanei, insieme a funzioni ancora più complesse e affascinanti di quelle che solitamente le vengono attribuite. Qui, la sperimentazione di una nuova “tele-visione” (nel senso etimologico del termine) intende anche creare ponti - in vista di un auspicabile ritorno ai rapporti in presenza - per l'incontro fra nuovi pubblici e l'omonimo spettacolo teatrale cui, in questo caso, ci si ispira, "Conflict archaeology: quel che resta della Grande Guerra - lezione recitata".

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