Censurato un nudo maschile alla mostra del Grand Hotel

Il presidente della Federazione degli artisti Boato: "Siamo in un contesto privato quindi con i limiti del caso. Non è una sala comunale dove uno può esporre qualsiasi cosa senza freni e remore. Si è trattato di un compromesso"

"In un luogo pubblico una censura non sarebbe mai possibile", dice l'assessore alla cultura del Comune di Trento Lucia Maestri. "Io non sapevo nulla, della cosa sono venuta a conoscenza subito dopo l'inaugurazione. In ogni caso credo che, quando si organizza un'esposizione in un luogo privato come in questo caso, il curatore della mostra debba valutare prima la disponibilità di chi mette a dispozione gli spazi espositivi". 

Questa la posizione dell'assessore Maestri in merito alla censura di un dipinto dell'artista trentina Silvana Todesco, un nudo maschile in olio su tela che è stato tolto dall'esposizione in corso presso l'hotel Trento, dove si possono ammirare le opere di 35 pittori trentini. "Mi è stato detto che dovevo sostituirla, altrimenti non avrei potuto esporre - ha spiegato Silvana Todesco al quotidiano Trentino - Mi sono arrivate mail, telefonate dalla sezione di Trento della Federazione italiana degli artisti che mi chiedevano di cambiare il quadro, quello che avevo proposto era troppo scabroso". Il caso è scoppiato anche per l'interessamento dello psicoterapeuta Giuseppe Raspadori, che era presente all'inaugurazione ed ha sollevato la discussione sui corridoi del Grand Hotel.
 
"Mi dispiace che una persona come Raspadori dica che non ci siano spazi pubblici per l'esposizione di opere di artisti locali. Vorrei ricordare che il Comune ha tre spazi adibiti a questo, che peraltro sono occupati per tutto il 2012, sto parlando di Torre Mirana, della sala Thun e della cappella Vantini. Senza dimenticare poi la Galleria civica. Detto questo - conlcude Lucia Maestri - una cosa del genere in un luogo pubblico non sarebbe mai accaduta".
 
"Il quadro, che si chiama "La Vie en Rose" fa riferimeto ad una canzone di Edith Piaf, anche se credo che il termine venga da qualcosa di più profondo. Il soggetto è un sedere con una rosa rossa: un bel quadro disegnato con iper realismo interessante - spiega il presidente della Federazione degli artisti trentini Matteo Boato -. Resta il fatto che quando il curatore della mostra Giorgio Gruber, se l'è trovato di fronte ha chiesto alla direzione se sarebbe stato possibile esporlo in hotel, visto che si tratta di un luogo dove ci sono dei clienti, che perciò ha natura diversa da quella espositiva. La direzione ha discusso molto su questo e poi ha chiesto se era possibile non esporlo - racconta Boato -. Quindi Gruber ed io abbiamo chiesto all'artista se poteva essere sostituito con un altro suo quadro,ma lei mi ha risposto che non era d'accordo e da lì è nata la storia della censura, poi amplificata da Raspadori".
 
"Silvana ha anche scritto una mail agli associati di Fida spiegando le sue ragioni e dicendo che l'arte deve essere pura e libera. Tutte cose condivisibili, ma noi eravamo ospiti di uan situazione che ci ha offerto uno spazio per tre mesi. Io non ci ho visto nulla di grave: siamo in un contesto privato quindi con i limiti del caso. Non è una sala comunale dove uno può esporre qualsiasi cosa senza freni e remore. Si è trattato di un compromesso ben accettato. Solo che Raspadori ha insistito su quell'unico aspetto della mostra. Avevamo chiesto a giugno 2011 uno spazio pubblico ma non c'era disponibilità da parte del Comune che aveva già il calendario pieno, quindi abbiamo optato per la scelta di esporre all'hotel", conclude l'artista trentino.

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