"Se mi tornassi questa sera accanto...": il romanzo dell’incomunicabilità al TBF 2017

L’incontro del pomeriggio del Tbf17 in Casa della Cultura, organizzato in collaborazione con Soroptimist, ha toccato i cuori degli spettatori. “Se mi tornassi questa sera accanto” di Carmen Pellegrino, nonostante l’autrice non abbia partecipato all’incontro, ha commosso gli spettatori.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrentoToday

La madre dell'autrice affetta da anni da Alzheimer, ispirazione inoltre per il suo libro, è stata ricoverata oggi e per questo Carmen non ha potuto essere presente, ma ha comunque mandato un videomessaggio. L'incontro è stato inoltre arricchito dall'emozionanti letture di Chiara Turrini, che ha interpretato nel suo modo unico i brani del secondo romanzo della Pellegrino.

"Se mi tornassi questa sera accanto" è il primo verso di una poesia dedicata al padre di un autore salernitano, Alfonso Gatto che ha ispirato la scrittrice nella sua opera. Come suggerisce questa poesia, il libro tratta del difficile e delicato rapporto tra padre e figlia. Il libro, così come presentato da Luciana Grillo, giornalista che ha partecipato a molte edizioni del Tbf, è scritto in maniera semplice, mirato all'essenziale. Durante l'incontro la qualità della scrittura è elogiata più volte, riferendosi alla capacità di usare le parole della giovane scrittrice.

Il libro ha tre protagonisti: padre, madre e figlia. Il padre è un socialista, che sogna una società e un mondo perfetto. Vede però fallire il suo sogno e rimane con un pugno di mosche. Il suo compito è pesante, soprattutto per la figlia, che deve seguire ciò che il padre dice invece di seguire i suoi studi ed il suo giovane amore. Il padre, Giosuè, è un uomo disperato, che si crede padrone e quando la figlia scappa via di casa comincia a scrivere lunghe lettere che però mai spedirà, ma metterà in una bottiglia e getterà nel fiume, credendo che Lulu le riceverà, anche se questo non succederà mai. Lulu è la figlia, con un compito pesante sopra le sue spalle, dovendo fare da madre alla sua, ammalata ormai da anni. Lulu doveva moderare tutto ciò che faceva, che pensava e che diceva, perché il padre giudicava tutto e non lo avrebbe permesso.

"Io cercavo affetto e ho sempre trovato le mani chiuse": la figlia non ce la fa più e deve scappare, lottando contro i sensi di colpa, senza nessuna idea di dove andare. I sensi di colpa sono come una ragnatela, costruita dal ragno e come il ragno ha i suoi fili, lei ci era rimasta intrappolata. Il senso di solitudine in questa famiglia è sempre presente e racconta del tempo che vive, del tempo che passa. Giosuè insiste che la figli ritorni, ma lei non riceve le lettere, essendosi fatta una nuova vita. Dal fallimento può nascere un nuovo modo di vivere e per riavere la figlia il padre avrebbe dovuto accettare di avere fallito nella sua missione di avere un mondo perfetto, cosa che però non farà mai. Per questo il romanzo è sintetizzato nell'incomunicabilità: le strade di padre e figlia non si incontreranno mai, perché le loro lettere rimarranno sempre galleggianti nel fiume. Serena Oss Papot, stagista al Trentino Book Festival 2017, della classe 4A Liceo Linguistico del Marie Curie di Pergine Valsugana

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