Cultura

"Splendi più che puoi": la violenza alle donne e la difficoltà ad andarsene

Sara Rattaro presenta il suo libro "Splendi più che puoi" sulla violenza alle donne al TrentinoBookFestival 2016

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrentoToday

Quattro femminicidi solo nell'ultima settimana. "Splendi più che puoi" di Sara Rattaro aiuta a capire cosa succede quando avviene la violenza. Quali sono i motivi di una mancata denuncia? Lo si comprende leggendo la storia di Emma che abbandona la famiglia per unirsi con un uomo più vecchio di lei contro il volere dei suoi. Dopo Tommaso però si innamora di Marco, collezionista d'arte. Si lascia conquistare, forse perché ha paura della solitudine.

Davanti a Sara Rattaro e a Luciana Grillo, durante l'incontro promosso nella Casa della cultura, rimane il "posto occupato", quello per chi non ci può essere perché vittima di violenza.

«L'indifferenza ci rende complici - spiega Grillo - dobbiamo essere un po' invadenti». Emma trova sostegno e comprensione solo dalle donne che hanno subito violenza.

Sara Rattaro racconta il fatto che quella del suo ultimo libro sia una storia vera, raccolta durante una presentazione del libro "Non volare via". Il sequestro di una donna da parte di suo marito per 6 anni. Solitamente si parla di violenza domestica troppo tardi. «Ho ragionato sul fatto che il termine femminicidio sia un neologismo del 2006. Le donne però vengono uccise con la stessa frequenza da sempre. Adesso si parla di emergenza e crisi, ma i numeri sono sempre gli stessi. La media è sempre quella di un femminicidio ogni 1,5 o 2 giorni. Questa è la punta dell'iceberg, immaginiamo quanto c'è sotto fra il denunciato ed i casi che vengono salvati».

Rattaro racconta come, tornata a Genova, abbia subito richiamato la donna del racconto. «Ci provo, ma ho bisogno di passare del tempo con lei, per capire da sola tutto ciò che non posso capire. Questa signora mi ha ospitato».

Primo pregiudizio del quale si è scrollata di dosso l'autrice è il «perchè non si è liberata prima? È possibile fare le valigie ed andarsene?». Tra le motivazioni c'è il non saper dove andare, il non avere un lavoro, l'avere i figli piccoli, avere una famiglia di provenienza che ha molto investito sul matrimonio della figlia.

«Ho capito che non ci si può salvare da sole e cambiare la situazione anche di chi ti vuole male. Nessuna donna si cerca la violenza». C'è anche chi ha provato ad andarsene, ma i casi di cronaca segnalano come vi siano violenze anche da parte di ex. La violenza è trasversale, non dipende da fattori culturali e geografici. «Perchè educhiamo le figlie femmine ad occuparsi delle debolezze maschili? È difficile dire avvocata o ingegnera, più facile dire infermiera e maestra».

Ma la violenza non è solo univoca, ma ci sono anche violenze delle donne sugli uomini, più psicologiche, ad esempio per quanto riguarda l'affido dei figli. «Si tratta dell'altra faccia della medaglia, che si appoggia sullo stesso presupposto culturale».

Per uscire da una violenza serve l'aiuto di professionisti, per questo motivo vi sono i centri anti-violenza. «Sarebbe auspicabile che nelle centrali di Polizia o Carabinieri più grosse vi sia una persona specializzata su questi temi».

La maternità aumenta il rischio e la paura, ma fa anche rendere conto che «longevità e salute sono importanti per gli altri». Emma nel libro cerca di portare in salvo lei e sua figlia. «Prima bisogna portarsi in salvo, poi si possono fare analisi sociologiche o psichiatriche».

Una storia ambientata negli anni '90, quando non c'erano leggi (la prima sulla violenza domestica è del 2001, i reati sessuali del 1996) e non si parlava di violenza.

«Un errore che fanno le donne è quello di pensare che la violenza dipenda da qualche circostanza. Forse anch'io darei una seconda chance».

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