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La leggenda di Martin Lutero a Trento: le sette 'M' ed il tunnel del Duomo

Tra le leggende della città di Trento non poteva mancare quella che celebra il "grande assente": il teologo tedesco che con la sua riforma provocò proprio la nascita del Concilio

Tra le tante leggende legate alla città del Concilio non poteva mancare quella che racconta della visita in incognito del diretto interessato, Martin Lutero, all'appuntamento. Siamo nel 1545, primo anno del Concilio che a più riprese (non solo a Trento) si concluderà quasi vent'anni più tardi, nel 1563. Naturalmente il grande riformatore tedesco era all'epoca un personaggio sulla bocca di tutti, tanto degli alti prelati della Chiesa che del popolo. Inevitabile, dunque, che già al tempo le voci di una presenza "misteriosa" in città circolassero tra la gente ed è forse sulla base di queste "spy-stories" cinquecentesche che si basa la leggenda.

In una versione si narra che il teologo agostiniano, arrivato da nord, giunse solamente in vista delle mura della città per poi tornare sui suoi passi. Cosa lo avrebbe fatto desistere? L'incontro con un'anziana contadina di Meano. Scesa come ogni giorno in Valle dell'Adige per recarsi a Trento a vendere uova ed ortaggi la vecchietta avrebbe incrociato l'ex monaco sulla strada per Trento. La leggenda vuole che Lutero, per farsi un'idea del clima politico in città prima del suo arrivo, abbia interrogato la passante dietro compenso di una moneta d'argento.

Infilandosi in tasca il soldo l'anziana contadina rispose che "quel tale, quel tedesco di cui tutti parlano" avrebbe fatto bene a starsene lontano dal momento che lei stessa aveva visto nella chiesa di Santa Maria Maggiore preti e cardinali preparare l'occorrente per accendere un gran fuoco e scaldare un pentolone di olio bollente. Forse la furba contadina aveva intuito chi era in realtà quel viandante vestito di nero con il cappuccio calato sugli occhi. O forse fu soltanto la Provvindenza divina che, nella sua infinita clemenza, mise sulla strada di Lutero la saggia vecchietta. Fatto sta che Martin Lutero, dopo aver sentito quale accoglienza i padri conciliari stavano preparando per lui, pensò bene di tornare da dove era venuto.

Secondo un'altra leggenda, invece, Lutero arrivò in città e riuscì anche ad ascoltare qualche seduta del Concilio, sotto mentite spoglie. Grazie al suo saio nero si sarebbe confuso tra i tanti monaci arrivati in città ed avrebbe addirittura soggiornato in una locanda, ovviamente nella contrada "dei todeschi". A Trento è ancora viva la leggenda di un "tunnel" che collegava un tempo il cimitero cittadino, nei pressi della chiesa "dei todeschi" (oggi chiesa di san Pietro) e la cattedrale di san Vigilio.

E' proprio grazie a quel tunnel che Lutero riuscì ad intrufolarsi nel Duomo ed attendere, all'alba, l'ingresso di cardinali e teologi. Secondo questa leggenda Lutero partecipò dunque ad una giornata del Concilio, ed a sera prima di andarsene, sempre usando il tunnel segreto, vergò con il carbone su una colonna della cattedrale sette "M". Interpretandolo come un possibile segno diabolico i padri conciliari, al mattino successivo, convocarono un santo eremita che viveva in beata solitudine nei boschi attorno alla città. Fu lui a dare la corretta iterpretazione di quel segno: "Maledetto Madruzzo, Martino Mai Muterà, Meglio Morire!".

C'è chi ancora oggi cerca le famose sette "M" tra le colonne della cattedrale. Ma la leggenda spiega anche il perchè oggi non vi sia segno del passaggio di Lutero in città: un esorcismo applicato alla colonna in questione nel corso di una lunghissima Messa solenne fece sparire ogni scritta, ed il Concilio potè tornare a dettare le regole della Controriforma, con buona pace di Martin Lutero, che in ogni caso a Trento non mise più piede. 

Le due leggende sono raccontate nel libro 'Mille leggende del Trentino' scritto da Mauro Neri ed edito da Casa Editrice Panorama - Trento

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