Mercoledì, 12 Maggio 2021
Cultura

Via Crucis: Gianluigi Nuzzi racconta i privilegi del Vaticano al Trentinobook Festival

Gianluigi Nuzzi presenta Via Crucis al TrentinoBookFestival di Caldonazzo

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrentoToday

Se Papa Francesco chiede spesso di pregare per lui, Gianluigi Nuzzi ai lettori che sono venuti ad ascoltarlo a Caldonazzo chiede di continuare ad essere supportato. Il processo che lo vede imputato in Vaticano il 4 luglio (sentenza probabilmente il 6 luglio) per aver pubblicato notizie riservate attinenti agli interessi della Santa Sede potrebbe avere un epilogo poco desiderabile. «Ci sono voci - spiega il giornalista - che in caso di condanna il Vaticano voglia chiedere l'esecuzione della sentenza (possibile condanna dai 4 agli 8 anni di carcere) all'Italia. Spero nell'autonomia della magistratura italiana». Nuzzi con i libri sugli scandali vaticani è arrivato all'apice di una carriera giornalistica cominciata anche in terra trentina con Radio Dolomiti. Fra Trento, Caldonazzo e Borgo Nuzzi ha bei ricordi di gioventù. Ma viene anche volentieri a incontrare parenti ed amici.

Nuzzi ha fatto semplicemente, alla grande, il suo mestiere. Ma i suoi successi editoriali sono un unicum, infatti il suo non è anticlericalismo, ma critica alla gestione della Chiesa da un credente che fa parte quindi della famiglia della Chiesa. «Gli italiani vogliono capire come vengono gestiti i denari; il gregge vuole capire cosa fanno i pastori. Invece sappiamo poco, quasi nulla sul Vaticano. Non sappiamo come vengano gestiti i denari».

Impressionante il solo dato dell'Obolo di San Pietro: donazioni che per l'80% andavano a ripianare le disastrate finanze vaticane. Con Papa Francesco si è riusciti a portare questo dato al 50%, con la restante metà che va alla funzione pensata, quella della carità verso i poveri.

Il racconto molto interessante di Nuzzi, incalzato dal direttore del Trentino Alberto Faustini, parte dal gesto rivoluzionario di Benedetto XVI, le dimissioni. «Ratzinger - spiega - uno degli intellettuali più importanti del ventesimo secolo, ha pianificato le sue dimissioni quando sapeva che il dopo sarebbe stato meglio del prima. A Bergoglio è stato comunicato il fatto che il Vaticano si stesse avvicinando ad un deficit delle finanze. Un'assoluta anarchia nella gestione dei denari, fra i quali vi sono soprattutto lasciti ed offerte».

Perchè proprio Nuzzi si è trovato a ricevere questa mole di informazioni scottanti? «Ho avuto la fortuna di scrivere Vaticano spa nel 2008. Paolo Gabriele, ex maggiordomo di Benedetto XVI, mi ha confermato che il libro ne ha velocizzato il cambiamento».

Nuzzi ha raccontato un aneddoto personale, che mostra come il giornalista abbia vissuto da vicino anche in altre fasi della vita questa spinta al cambiamento nella Chiesa. «Ricordo i racconti di una maestra che ho avuto a scuola, prima cugina di Papa Luciani, Giovanni Paolo primo».

Una data importante nella storia della Chiesa è il 3 luglio 2014: Bergoglio convoca i curiali, chi si occupa delle finanze vaticane, e si mette a fare il contabile, guarda i conti. Tra i quali ci sono 10 milioni di euro in Svizzera interamente persi e 34 milioni di euro in fondi "bruciati" per metà.

In Vaticano negli anni è cambiato poco, tanto che nella sua "Via Crucis" Nuzzi racconta come nell'Apsa vi sia Paolo Mennini, figlio di Luigi Mennini che andò in carcere ai tempi di Marcinkus. «Al tempo Papa Wojtyla chiudeva due occhi». Marcinkus che proveniva da un ambiente criminale, da Cicero sobborgo di Chicago. Ed aveva un papà che faceva l'autista di Al Capone.

In Vaticano è stato appurato che la contabilità "in nero" abbia dimensioni di circa 1 miliardo di euro annui, con un sistema radicato di privilegi ed interessi. Vi sono 5mila dipendenti e ben 20 uffici del personale. «L'opera di cambiamento di Francesco - sottolinea Nuzzi - viene rallentata, ma il pontefice ha capito che se non si cambia mentalità non si va da nessuna parte».

Nuzzi è processato secondo il "rito Zanardelli", codice del 1912 che risale all'Italia monarchica. «I giudici sono tutti cittadini italiani, scelti fra docenti universitari, tutti civilisti, nessun penalista. Ho potuto - spiega - conoscere il mio avvocato solo 32 minuti prima dell'udienza e avere visione del fascicolo 28 minuti prima, non ho avuto diritto ad averne una copia».

Ma anche in una situazione paradossale Nuzzi trova modo di sorridere. «Mio figlio mi ha chiesto se l'ufficiale giudiziario vicino a me era un guerriero Ninja. In una pausa del processo ho voluto chiederlo e mi ha confidato che non si perde una puntata di Quarto Grado».

Oltre alle "magagne" dell'Obolo di San Pietro e dal conto col saldo da 400milioni di euro allo Ior Nuzzi ha parlato quindi della "fabbrica dei santi", 400 conti corrente legati a beatificazioni e santificazioni, congelati da una commissione d'inchiesta. «Per alcune istruttorie era necessario versare 50mila euro ed il 90% delle pratiche venivano gestite solo da 2 postulatori».

Nuzzi è fiducioso sul fatto che prima o poi il cambiamento arriverà anche Oltretevere. «Ci sono dei "gargarismi" del sistema Vaticano, che però andrà fuori strada. La Chiesa al momento sta vivendo grande crisi di offerte, fedeli, vocazioni».

Nelle storie di Nuzzi si passa poi attraverso altri personaggi noti e meno noti. Dall'ex segretario di Stato Tarcisio Bertone, che «con Benedetto XVI usciva dall'ufficio del Papa con una firma su qualsiasi cosa». Poi c'è Gotti Tedeschi, che è stato scaricato dallo Ior perché stava compiendo un cammino di trasparenza. Quindi la figura incredibile di "monsignor Jessica", già presente in tante storie romane ambigue, dal caso Emanuela Orlandi alla "cricca Balducci-Anemone". «Vi sono stati degli armadi della Commissione d'inchiesta Cosea violati addirittura con la fiamma ossidrica».

Un personaggio decisivo per il cambiamento è stato monsignor Carlo Maria Viganò, mandato come nunzio apostolico a Washington. «Viganò è riuscito a far capire ai cardinali americani cosa succedeva nella curia vaticana - conclude Nuzzi - e per questo si sono comportati in maniera diversa durante il conclave. I porporati americani sono riusciti a non far eleggere due personaggi graditi alla curia, un cardinale brasiliano e quindi Scola. Dal conclave è uscito Bergoglio, uomo antitetico alla curia vaticana».

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