Cultura

"Felicità della vita che si ama": Roberto Vecchioni al Trentino Book Festival

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrentoToday

Il sabato del Festival ha avuto almeno tre highlights di grande commozione: il racconto della malattia di Mario Melazzini, il racconto dei momenti bui aziendali e personali di Serenella Antoniazzi ed in serata il concerto-racconto di Roberto Vecchioni.

L'immagine che riassume e ben rappresenta la serata con il cantautore milanese ed oltre 800 persone al Palazzetto di Caldonazzo è quella della mimica di Gabriele Biancardi, che ha introdotto l'incontro. A bocca aperta, estasiato, sedotto dalle parole di Vecchioni, che ha raccontato i suoi momenti di felicità. Nella sua carriera Vecchioni ha vinto tutto ciò che desiderava: Festivalbar, Sanremo, premio Tenco, fino addirittura ad una proposta per il premio Nobel per la letteratura.

«La felicità l'ho vista - spiega Vecchioni perché lo sapevo che è una sfida. La speranza è un anello che congiunge un giorno all'altro e ci porta a domani».

Nel raccontare "La vita che si ama" Vecchioni è partito da "Luci a San Siro", che quindi ha cantato accompagnato alla chitarra da Massimo Gelmini. Vecchioni ha il dono di mettere in musica i momenti anche negativi della sua vita. Uno di questi portò a "Luci a San Siro": lasciato da una ragazza prima di partire militare verso Casalmonferrato, ha voluto far sì che «la storia restasse perché il tempo lo devi fermare».

La felicità «è una bella donna che corre in un bosco, lei c'è anche quando non pensiamo che la nostra vita sia finita e quando lei si nasconde dietro ad un albero».

Vecchioni innamorato della vita racconta un altro episodio simile a "Luci a San Siro". Questa volta però il protagonista è un ragazzo che arriva alla maturità con una pagella pazzesca, piena di 10 ed un solo 9 in matematica. Vecchioni è presidente di commissione. Il ragazzo è stato appena lasciato il giorno prima della maturità, il suo tema è in bianco. «Con i colleghi abbiamo fatto una "congiura" e dopo un'orale strabiliante lo abbiamo promosso con lode».

Vecchioni sin da piccolo ha amato moltissimo le cose degli uomini, la cultura ed il suo testamento spirituale è riassunto in una frase: «che Dio mi faccia morire alla vendemmia della parola migliore». Nel suo libro tanti sono i momenti e le pagine dedicate a moglie, figli, madre. Ma soprattutto le 10 pagine sul padre. «Avevo un papà napoletano pieno di vizi, che mi portò a Parigi 4 giorni prima della maturità facendomi mangiare ostriche al ristorante». Un padre amorevolmente appoggiato dalla madre, che diceva: «finchè sarà più geniale che stronzo, lo sopporterò».

Alcuni video della serata

https://youtu.be/GZZu2FO3ShM

https://youtu.be/JwPXyiQzfGs

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