Economia

Blocco licenziamenti, a luglio scade la proroga: ipotesi e conseguenze

Sono trascorsi quasi 500 giorni da quando il blocco è entrato in vigore. La misura venne adottata da Giuseppe Conte a febbraio 2020 per evitare che la pandemia potesse provocare una crisi sociale

La proroga al blocco dei licenziamenti, al momento, non è stata firmata e se questo non avverrà entro il 1° di luglio, le aziende potranno licenziare i dipendenti, anche se con dei limiti. Sono trascorsi quasi 500 giorni da quando il blocco è entrato in vigore. La misura venne adottata da Giuseppe Conte a febbraio 2020 per evitare che la pandemia potesse provocare una crisi sociale. La proroga di Conte arriva fino al 30 giugno 2021. 

Lo sblocco dei licenziamenti dal 1° luglio

Se la proroga non verrà firmata le aziende potranno riprendere a licenziare i dipendenti, non come prima, al momento. In base alla normativa vigente, dal 1° luglio, per industria ed edilizia, torna la cassa integrazione ordinaria ma scontata (non si pagano le addizionali fino a dicembre). Chi la utilizza, non potrà licenziare finché usa l’ammortizzatore scontato. Chi invece non ha bisogno di chiedere la cig scontata, perché è in fase di ripartenza, può tornare a licenziare. Invece per servizi e terziario il blocco dura fino al 31 ottobre, accompagnato sempre dalla cassa emergenziale.

Il governo può fare qualcosa in pochi giorni?

«Il governo è ancora nelle condizioni di correggere il decreto sostegni bis o di adottare un provvedimento finalizzato a scongiurare l'uscita dal blocco dei licenziamenti» ha sottolineato il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra a "Uno Mattina" su Rai Uno. «Le ragioni che hanno dato luogo 15 mesi fa al blocco dei licenziamenti rimangono irrisolte: occupazione precaria, ammortizzatori sociali non riformati, politiche attive non avviate, continua a mancare un grande piano nazionale sulla formazione e la crescita delle competenze» ha detto ancora il leader Cisl, rilanciando le ragioni delle manifestazioni unitarie di sabato 26 giugno. «Abbiamo alle nostre spalle un milione di posti di lavoro persi nell'ultimo anno tra lavoro dipendente ed indipendente, 5 miliardi quasi di ore di cassa integrazione e 40 miliardi di massa salariale bruciata. Non è possibile avere ulteriori licenziamenti. Ecco perché stiamo chiedendo di spostare almeno fino alla fine di ottobre il blocco».

A prendere parola sulla questione anche Stefano Fassina, deputato di Leu, il quale sostiene che con la mancata proroga del blocco dei licenziamenti «rischiamo conseguenze sociali pesantissime, in un quadro in cui milioni di persone hanno già perso il lavoro nell'ultimo anno. I dati Istat evidenziano che ci sono più di 5 milioni di individui in povertà assoluta. Attenzione, perché da una parte Draghi vuole prolungare lo stato di emergenza, dall'altra si vogliono sbloccare i licenziamenti. Ricordiamo che i lavoratori bloccati nelle imprese che non avrebbero lavoro sono a carico della collettività, quindi noi rischiamo di amplificare un'ondata di licenziamenti che non ha solo ragioni oggettive».

Il tema affrontato al Festival dell'Economia di Trento 

«Come aiutare le imprese ad uscire dalla pandemia». L'incontro al Festival con il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti di inizio giugno aveva preso in esame il tema caldo dello stop al blocco dei licenziamenti. «È stata una misura eccezionale (quella del blocco dei licenziamenti ndr) e tale deve limitare. Ma deve essere declinato in modo diverso da settore a settore. Lo Stato deve usare le proprie leve: se nel Pnrr metto miliardi per i bus ecologici e nessuno al momento li produce in Italia, occorrerà muoversi perché qualcuno lo faccia. Servirà, ripeto, ripensare gli ammortizzatori sociali» ha detto Giorgetti. 

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