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Crisi: le Casse Rurali svalutano le sofferenze

Il sistema delle Casse Rurali trentine chiude il settimo bilancio dall'inizio della crisi in utile (+6,5 milioni di euro) con una patrimonializzazione di 2,1 miliardi di euro di poco sotto al 15% rispetto all'attività di rischio complessiva, a fronte di un valore minimo richiesto pari all'8%. I soci sono 126.000, cioè 19.000 in più rispetto a sette anni fa (1.546 solo nell'ultimo anno), ed è cresciuto anche il patrimonio di sistema, che con 2,1 miliardi di euro è superiore di 385 milioni rispetto al 2007 (+22%).

Vallagarina e Valsugana sono i territori che mostrano più difficoltà, legate all'incapacità di imprese e famiglie di onorare i mutui. Alla fine del 2014, le cosiddette sofferenze ammontavano al 9,06% degli impieghi complessivi, pari a 1 miliardo di euro sul totale dei crediti. Le sofferenze però vengono appositamente svalutate: nell'ultimo bilancio di esercizio, tra crediti e incagli, sono stati svalutati ben 362 milioni di euro. Questo porterà anche quest'anno alcune Casse a chiudere in rosso. 

"Le Casse Rurali hanno adottato una linea di particolare rigore e prudenza - afferma il vicepresidente della Federazione delle cooperative trentine e presidente della Casse rurali, Giorgio Fracalossi - che è stata sollecitata anche dalla Bce, per essere pronti quando il territorio e la congiuntura economica daranno dei segnali di ripartenza". Il risultato lordo di gestione delle Rurali di 297 milioni di euro, mostra a fine 2014 una crescita dell'8,3% rispetto all'anno precedente. "Le Rurali hanno svolto bene il proprio servizio, ma la la situazione economica che porta molte famiglie e imprese a non poter onorare i propri impegni, unita alle iniziative del Governo e alle indicazioni di Bce e Bankitalia, ci impongono responsabilità per esserci anche in futuro", ha commentato il presidente della Federazione, Diego Schelfi. 

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