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I ristoratori e le incertezze del Natale: "Un ristorante non si può accendere e spegnere come una lampadina"

Il presidente dell'associazione di categoria: "Ci sono le merci da ordinare, la programmazione, il personale"

"Un’impresa non è come una lampadina: non è possibile aprire e chiudere in maniera istantanea, ci sono le merci ordinate, i lavoratori, la programmazione". Con una metafora chiara e convincente il presidente dell’Associazione ritoratori trentini Marco Fontanari spiega la situazione che si stanno trovando a vivere i ristoranti nell'attesa di sapere cosa si potrà o non si potrà fare durante le festività natalizie. L'ordinanza provinciale che entrerà in vigore alla mezzanotte di venerdì 18 dicembre dà già un segnale di vicinanza consentendo, nonostante il coprifuoco alle 20, la ristorazione d'asporto fino alle 22.

Ma la grande questione sono i pranzi delle festività natalizie, a loro volta legati alla possibilità di spostarsi tra comuni. Anche il governatore Fugatti su questo punto ha sempre insistito, sottolineando le difficoltà per un ristorante di un piccolo comune, che con il divieto agli spostamenti si vede drasticamente ridotta la platea di possibili clienti.

"Abbiamo bisogno di certezze altrimenti i danni, già pesanti, saranno incalcolabili - prosegue Fontanari -. Al di là della perdita economica, il vero problema sono le tempistiche di introduzione di queste disposizioni non è possibile arrivare ad una settimana dalle festività natalizie senza certezze sulle disposizioni per le aperture/chiusure: non riusciamo ad organizzare il lavoro e i nostri collaboratori. I governi nazionale e provinciale ci dovrebbero fornire certezze, comunicando con tempistiche adeguate le disposizioni che permettano il contenimento dell’epidemia". 

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