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Progettone, la riforma non piace ai sindacati: “Non si cambia sulla pelle dei più deboli”

Chiedono di non snaturarne la valenza sociale e garantire tutele per chi non potrà ricollocarsi. L'assessore Spinelli: “Tutte le persone saranno accompagnate”

Il Progettone deve mantenere la funzione sociale per cui è nato e non va non snaturato. Lo hanno ribadito nel pomeriggio di oggi, mercoledì 8 giugno, le lavoratrici e i lavoratori in presidio sotto il Consiglio provinciale di Trento, coordinati dalle tre sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil. Una delegazione ha anche incontrato i capigruppo consiliari di maggioranza e opposizione. All’incontro erano presenti il presidente del Consiglio Walter Kaswalder e l’assessore allo Sviluppo economico, ricerca e lavoro Achille Spinelli che si è impegnato a convocare i sindacati la prossima settimana.

La protesta è nata attorno alla riforma della legge provinciale 32 del 1990 che ha istituito il cosiddetto progettone. Il disegno di legge (140) - voluto dalla Giunta provinciale, su proposta di Spinelli - verrà discusso dal Consiglio provinciale entro la fine di giugno o, in alternativa, in autunno.

“Non abbiamo mai negato l’opportunità di adeguare ai tempi il Progettone - affermano i tre segretari provinciali Maurizio Zabbeni (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Alotti (Uil) -. Siamo fermi, però, nella convinzione che questa riforma deve essere migliorata a vantaggio delle lavoratrici e dei lavoratori più fragili”. Per prima cosa - secondo i sindacati - non va snaturata la valenza sociale dello strumento: la priorità non deve essere ricollocare sul mercato del lavoro chi transita nel progettone, ma tutelare i soggetti più fragili. “Bisogna guardare in faccia la realtà - spiegano i sindacalisti - e avere consapevolezza del fatto che non tutti potranno trovare una occupazione sul mercato ordinario”.

I sindacati pretendono sia inserita in legge una clausola sociale che tuteli le lavoratrici e i lavoratori del progettone in eventuali passaggi tra soggetti incaricati e il reinserimento nella misura se la ricollocazione sul mercato del lavoro fallisse. Clausola sociale che dovrà servire anche per tutelare la continuità occupazione degli addetti in caso di cambio affidamento. “Fino ad oggi - spiegano - ha funzionato un sistema di affidamento diretto del servizio a cooperative e terzo settore. In futuro non potrà più essere così, dunque i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori andranno tutelati”.

Altra questione su cui c’è massima attenzione è l’individuazione condivisa dei profili che potranno essere inseriti nel progettone. Fino ad oggi il sistema si è retto su uno schema condiviso a tre, Provincia, sindacati, imprese. “Così - affermano Zabbeni, Bezzi e Alotti - deve continuare a essere per quanto riguarda regole di ingresso nel progettone, anni dalla pensione, tipo di contratto offerto, diritti ai lavoratori”. In particolare, i sindacati chiedono che la legge preveda nero su bianco un’intesa tra imprenditori, sindacati e Provincia.

Infine, il nodo delle risorse: “L’intera riforma rischia di finire in una bolla di sapone se la Giunta non stanzierà le risorse necessarie a farla funzionare. I percorsi di ricollocazione e riqualificazione dovranno essere adeguatamente finanziati con risorse certe”.

“Lo ribadisco ora - aveva detto Spinelli ieri, martedì 7 giugno, in una lettera aperta - e non mi stancherò di ripeterlo: le persone attualmente coinvolte nel progettone e tutte quelle che saranno coinvolte in futuro non saranno lasciate sole. È ferma volontà di questa Giunta provinciale mantenere gli stanziamenti e le opportunità e non c’è nessuna intenzione di cambiare i criteri di accesso. Continueremo ad accompagnare alla pensione le persone in età matura e offriremo opportunità occupazionali a chi non trova alternative sul mercato del lavoro ordinario”.

Proprio le parole di Spinelli avevano convinto i sindacati a confermare il presidio di oggi: “Mi rammarico - affermava ieri l’assessore - di chi lascia spazio a letture distorte e fuorvianti circa i contenuti della riforma. Riforma che risulta necessaria per adeguare alla normativa europea e nazionale in materia di affidamento di lavori e contratti pubblici la legge provinciale, risalente al 1990, istitutiva di questa fondamentale iniziativa”.

Spinelli aveva parlato addirittura di “una lettura distorta e fuorviante della nuova proposta di legge da parte dei sindacati che non corrisponde alla volontà politica né all’azione della Giunta provinciale”. A sostegno della sua tesi Spinelli cita l’articolo 1 del ddl: “La Provincia promuove misure di politica attiva del lavoro finalizzata a perseguire obiettivi di inclusione sociale di soggetti appartenenti a particolari fasce deboli, sostenendone la piena occupazione al mondo del mercato del lavoro, mediante il sostegno occupazionale e misure di reinserimento nel mercato del lavoro”.

“Stigmatizzo questi comportamenti - conclude Spinelli - perché credo che questo non sia affatto il momento di creare tensione sociale. Il sistema non è in pericolo e i lavoratori non verranno danneggiati. Affermare il contrario è sbagliato. Mi auguro che su questa riforma d’ora in poi si racconti il vero e si evitino inutili strumentalizzazioni, in un momento in cui ci sono tanti problemi, ma di sicuro non c’è la benché minima possibilità che questa Giunta metta in discussione il progettone”.

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