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Domenica, 22 Maggio 2022
Economia Centro storico / Via Giovanni Segantini

Riforma BCC, giallo sulla "via di fuga" per le grandi. Fracalossi: "Inserita nelle ultime ore"

"Non è quello che il mondo cooperativo si aspettava" ha dichiarato il presidente della Cooperazione trentina all'indomani dell'approvazione della riforma

C'è una norma non concordata all'interno della riforma del credito cooperativo approvata nella notte dal Consiglio dei Ministri. A dirlo è il presidente della Cooperazione Trentina il quale, pur confermando che molte delle norme contenute nel testo erano state concordate da tempo, punta il dito contro la clausola che permetterebbe alle banche cooperative che non vogliono aderire alla futura capogruppo di rimanere da sole.

"A determinate condizioni possono cadere sia il vincolo di obbligatorietà di adesione, che il principio cardine di una cooperativa, ovvero la indivisibilità delle riserve - ha dichiarato il numero uno di via Segantini ai cronisti dell'Ansa -. Il testo del Decreto prevede solo un'imposta straordinaria del 20% sul patrimonio per affrancarsi dal sistema cooperativo e trasformare le Bcc in spa".

In pratica se una banca cooperativa non vuole essere inglobata nella holding nazionale può farlo a patto che abbia 200 milioni di euro di capitale (naturalmente l'opzione riguarderà le ealtà più grandi) e che versi un allo Stato una quota pari al 200%  del patrimonio per continuare ad operare autonomamente, sebbene come società per azioni e non più banca di credito cooperativo. Questa norma secondo Fracalossi "è stata inserita nelle ultime ore, non è esattammente quello che il mondo cooperativo si aspettava". 

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