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Martedì, 30 Novembre 2021
Economia

Rapporto Cgil: le imprese trentine resistono alla pandemia

Il segretario Grosselli rivendica l'importanza del vaccino: "Unica via per garantire ripresa e occupazione"

Presentato nella mattinata di lunedì 18 ottobre il rapporto della Cgil del Trentino sui bilanci 2020 di alcune tra le principali aziende della provincia. Nella sede del sindacato di via dei Muredei, il segretario Andrea Grosselli e il responsabile del rapporto Franco Ischia hanno commentato la fotografia che esce dai dati dei bilanci di 46 società metalmeccaniche, 16 chimiche, 6 tessili-abbigliamento, 15 del settore alimentare, 8 del settore cartario-poligrafico, 5 delle costruzioni, 8 gruppi o aziende di settori diversi. Dal punto di vista delle dimensioni, il campione ha un fatturato complessivo pari a 4,81 miliardi di euro e 15.500 occupati.

Come è andato il 2020

Il fatturato 2020 delle aziende del campione è stato di 4,815 miliardi di euro con un calo del 7,1% rispetto all’anno precedente. È interessante notare, comunque, che i ricavi sono diminuiti quasi tre punti percentuali in meno rispetto alle previsioni del Pil provinciale (-9,8%). Opportuno sottolineare che anche nel 2019 c’era stata una riduzione del fatturato dopo anni di segno positivo (gli ultimi anni con segno negativo sono stati il 2012 e 2013). Un rallentamento cominciato già nel 2018 quando il trend di crescita era dimezzato rispetto al 2017. 

Per quanto riguarda l’andamento dei singoli settori, l’aumento riguarda solo l’alimentare (+3,9%). In tutti gli altri comparti l’anno è stato chiuso con il segno negativo: metalmeccanico -12,3%; costruzioni -17,6%; chimico -11,1%, tessile -0,6%; cartario/grafico -10,8%. I gruppi hanno registrato un calo del 5,8%. In sintesi 29 società su 104 hanno visto una crescita del fatturato rispetto all’anno precedente, mentre per 75 c’è stata una riduzione. La quota di aziende in crescita è meno di un terzo del totale.

Utile

Il bilancio complessivo presenta un utile di 162,5 milioni di euro pari al 3,4% del fatturato. Sono in attivo tutti i settori: nel meccanico l'utile netto è del 4% del fatturato, nelle costruzioni del 5,9%, nel chimico del 5,6%, nell’alimentare del 2%, nel tessile del 0,8% e nel cartario è del 2,8%, i gruppi e le varie sono al 4,6%. Nel 2019 l'entità complessiva degli utili del campione era di 186 milioni di euro. Le aziende in utile nel 2020 sono 83, quelle in perdita sono 21. Importante sottolineare, dunque, che il primo indicatore di redditività, per le aziende del campione, continua a essere positivo anche se mediamente in calo rispetto agli anni precedenti.

Margine operativo

Il margine operativo delle aziende del campione, differenza tra il valore della produzione e i costi (prima della gestione finanziaria), è stato di 208,3 milioni di euro pari al 4,3% del fatturato; è leggermente calato rispetto al 5,3% dell'anno precedente; era il 5,7% nel campione 2018. Per quanto riguarda i diversi settori, il margine operativo è del 1,6% nel tessile, del 3% nell'alimentare, del 6,5% nel chimico, del 4,7% nel meccanico e 4,3% nel cartario; i gruppi sono al 7,6%, le costruzioni al 7,4%. In sintesi sono 22 le società con margine operativo negativo, mentre per 82 è positivo.

Oneri finanziari

Gli oneri finanziari, complessivamente contenuti, sono praticamente a 0,2% del fatturato; erano lo 0,4% nel 2019 e 0,5% nel 2018. Gli oneri finanziari, al netto di alcune situazioni aziendali particolarmente positive, continuano a non essere un problema per la maggioranza delle imprese del campione, in considerazione della media dimensione delle aziende e del buon livello di capitalizzazione: il patrimonio netto delle imprese del campione è pari a 2,433 miliardi di euro pari al 50,47% del fatturato, era il 40,2% nel 2019.

Costo del lavoro

Il costo del lavoro (retribuzioni, oneri sociali ,TFR ecc.) ammonta a 769,8 milioni di euro pari al 16% del fatturato contro il 15,3% (662 milioni) del 2019 e il 13,1% del 2018. L’incidenza del costo del lavoro per le aziende trentine resta contenuto. Il lieve incremento che si registra nel 2020 è legato anche al calo del fatturato e al mantenimento dell’occupazione (derivante dal blocco dei licenziamenti). Nei diversi settori il costo del lavoro oscilla tra il 9,9% del settore alimentare e il 22,9% del chimico; è pari al 17,5% nel meccanico, al 13,9% nel tessile, al 15,8% nel cartario. È del 20,8% nelle costruzioni; 15,8 nei gruppi.

costo del lavoro-2

Tasso di profitto

Il tasso di profitto (ROE), rapporto tra utile netto e capitale investito dall’imprenditore (patrimonio netto), è stato dell’6,3%, era l’8,4% nel 2019 e 11,3% nel 2018. Questo indicatore, dunque, continua a rimanere elevato anche se in calo rispetto ai quattro anni precedenti. Un rallentamento della crescita legato alla pandemia, anche se va tenuto conto del fatto che il trend aveva fatto segnare un rallentamento già nel 2019. Per quanto riguarda i singoli settori il tasso di profitto è al 4,1% nell’alimentare, all’1,6% nel tessile, al 10,9% nel chimico, al 5,1% nel cartario e al 6,7% nel meccanico, al 7,8% nelle costruzioni e al 9,6% nei grandi gruppi.

Indici di produttività

Gli indici di produttività e redditività rimangono significativamente positivi. Va anche detto che sui dati incidono situazioni di alcune aziende particolarmente brillanti e altre particolarmente negative.  Il dato medio non rende, però, fedelmente un quadro dove convivono situazioni con forti problemi con realtà di eccellenza. Delle 104 società esaminate 83 hanno fatto utili e 21 hanno chiuso il bilancio in perdita: le aziende in perdita sono 10 nel settore meccanico, 3 nel tessile, 3 nel chimico, 2 nell’alimentare, 2 nel cartario- poligrafico, una nei gruppi.

sintesi rapporto cgil 2020-2

Hanno aumentato il fatturato 29 aziende, mentre per 75 c’è stata una diminuzione dei ricavi; 82 aziende hanno un margine operativo positivo, 22 lo hanno negativo, quindi sono in perdita ancora prima degli oneri finanziari e delle tasse: 11 meccaniche, 4 chimiche, 1 del cartario, 1 dei gruppi, 3 del tessile e 2 dell’alimentare. 103 aziende pagano oneri finanziari in misura inferiore al 4% del fatturato, mentre un’azienda paga oneri finanziari superiori al 4%. Le aziende con margine operativo negativo sono quelle che si trovano nella situazione di maggiore difficoltà.

Occupazione

L'analisi, infine, ha preso in considerazione il confronto del saldo occupazionale nelle aziende del campione, ad esclusione dei gruppi. E il dato su questo fronte è positivo: le imprese hanno avuto un incremento degli occupati pari all’1,1%, per 177 occupati in più. Sul dato ha inciso sia il blocco dei licenziamenti sia il massiccio ricorso alla cassa integrazione. Su 91 aziende (esclusi i gruppi e il caso per cui il dato non è disponibile) in 38 l’occupazione è cresciuta, in 53 è diminuita o è rimasta stabile. Nel 2019 l’incremento dell’occupazione era stato del 5,7%. Per quanto riguarda la cassa integrazione, in grandissima parte per Covid, le ore autorizzate nell’industria sono state 13,763 milioni, una cifra mai vista in Trentino.

occupazione rapporto cgil-2

“Le industrie trentine hanno resistito di fronte all’onda distruttiva della crisi innescata dalla pandemia. C’è stato un calo negli indicatori di redditività, ma il manifatturiero ha tenuto e adesso affronta una nuova fase di crescita” ha commentato il segretario della Cgil del Trentino Andrea Grosselli.

"A poco più di un mese dal primo lockdwon il Trentino si è dotato di un insieme di protocolli condivisi che hanno permesso alle aziende di tornare a produrre in sicurezza – rivendica Grosselli -. Allora sindacato confederale ha messo al primo posto la tutela della salute di tutte le lavoratrici e lavoratori. Anche adesso rivendichiamo con coerenza quel principio sostenendo con convinzione l’importanza di vaccinarci. È solo il vaccino che potrà garantire nel più breve tempo possibile un ritorno alla normalità, e dunque una piena ripartenza di attività economiche e occupazione". Un’affermazione che il segretario fa guardando soprattutto all’avvio della prossima stagione sciistica dopo lo stop forzato dell’inverno scorso che ha lasciato a casa 25 mila addetti.

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