Sabato, 25 Settembre 2021
Economia

Trento, protesta “Grembiuli bianchi”: incontri, confronti e richieste

Un nuovo appello al governo dagli esercenti pubblici che è possibiel riassumere con due parole: «vogliamo lavorare»

La protesta dei «Grembiuli bianchi» che si è tenuta lunedì 11 gennaio a Trento, è stata ascoltata anche dalla Provincia e dal Comune, che hanno affermato di essere solidali e che a stretto giro si penserà a «misure concrete di sostegno». 

protesta pubblici esercenti 11 gennaio Trento-3

«Vogliamo lavorare». È questo, in estrema sintesi, il messaggio che ristoranti e baristi trentini hanno lanciato lunedì 11 gennaio al governo italiano, attraverso il Commissario del Governo Sandro Lombardi, al quale hanno consegnato simbolicamente i propri grembiuli. Un messaggio lanciato a gran voce e con fermezza, grazie alla massiccia adesione alla manifestazione indetta da Confcommercio Trentino e Confesercenti del Trentino: il corteo, composto da 300 automobili, è partito da piazzale Zuffo poco prima delle 9 e ha raggiunto il palazzo del Commissariato del Governo alle 10.30. Sulle vetture dei partecipanti sono stati sistemati i grembiuli e manifesti con lo slogan della manifestazione: «#basta! Basta con le restrizioni, basta con le chiusure, basta con i divieti: è ora di tornare a pensare, oltre alla salute, anche all’economia». 

Le prime automobili sono arrivate al piazzale Zuffo attorno alle 7:30. Sotto lo sguardo degli agenti della Polizia Municipale di Trento, che hanno scortato con discrezione e professionalità l’intero corteo, ristoratori e pubblici esercenti aderenti a Confcommercio Trentino e Confesercenti del Trentino hanno aderito in massa alla manifestazione «Grembiuli bianchi», organizzata per esprimere lo stato di fortissimo disagio nel quale si trovano le categorie di bar e ristoranti.

Alla partenza erano presenti, oltre ai presidenti delle Associazioni promotrici, ovvero Marco Fontanari per l’Associazione ristoratori del Trentino (Confcommercio Trentino), Fabia Roman per l’Associazione pubblici esercizi del Trentino (Confcommercio Trentino) e Massimiliano Peterlana (Fiepet Trentino), c’erano anche il presidente di Confesercenti del Trentino Renato Villotti e di Confcommercio Trentino Giovanni Bort con i vicepresidenti Mauro Bonvicin e Massimo Piffer, ed i direttori Aldi Cekrezi e Giovanni Profumo.

«Appena risalirò nel mio ufficio - ha detto il Commissario - invierò subito ai Ministeri competenti il documento con le vostre richieste, accompagnato da una mia relazione. Comprendo le ragioni della vostra protesta visto che la vostra categoria è stata fortemente penalizzata. Vi chiedo di stringere i denti poiché questo è il momento della compattezza e dell’unità». Al Commissario Lombardi è stato consegnato un documento con le istanze degli imprenditori, i cui punti salienti sono riportati in calce a questo comunicato. Su tutte le richieste, la più importante è quella di ottenere quanto prima di aprire anche alla sera. L’alternativa sono esclusivamente i ristori, ma questa volta adeguati alle perdite che hanno interessato le imprese.

Alle 12 una rappresentanza dei manifestanti è stata ricevuta dall’assessore provinciale Roberto Failoni (nelle veci del presidente Maurizio Fugatti impegnato in videoconferenza col Governo) che ha assicurato la vicinanza dell’ente alle ragioni degli esercenti e il massimo impegno possibile per sostenere le imprese in questo momento estremamente delicato.

«Abbiamo dimostrato - hanno dichiarato i presidenti delle associazioni dei pubblici esercizi e dei ristoratori aderenti a Confcommercio Trentino, Fabia Roman e Marco Fontanari - con rispetto e senso di responsabilità, che per la nostra categoria la misura è ormai colma. Le centinaia di colleghi presenti stamattina chiedono di poter tornare a lavorare subito, senza “se” e senza “ma”. In sicurezza, con una strategia attenta, ma in tempi brevi e certi. Altrimenti l’unica soluzione sono i ristori, ma non quelli insufficienti previsti finora e che nemmeno tutte le imprese hanno ancora ricevuto. Ad oggi dopo tante promesse non c’è ancora nulla: per noi diventa davvero difficile andare avanti e parliamo a nome di oltre 3.500 imprese per un indotto che riguarda almeno 15 mila lavoratori. Abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare: oggi chiediamo che ci venga riconosciuto il sacrosanto diritto costituzionale di lavorare, e di essere maggiormente rispettati».

Massimiliano Peterlana, presidente di Fiepet Confesercenti del Trentino, ha commentato: «È stata una manifestazione senza precedenti che per la prima volta ha visto compatta e unita una categoria di un settore difficile che raccoglie anche tante anime diverse. Siamo soddisfatti che il Commissario del Governo e i rappresentanti della Provincia abbiano raccolto il nostro grido d’allarme ma abbiamo bisogno di fatti concreti. In questi mesi abbiamo visto ristoratori che hanno lavorato a regime ridotto; bar e pub notturni che hanno chiuso del tutto. Quello che chiediamo sono certezze. Certezze di lavoro, certezze nei ristori. Abbiamo bisogno di aiuto ma subito, ci sono mutui e conti da pagare. I nostri collaboratori in molti casi non hanno ancora ricevuto la cassa integrazione o l’hanno ricevuta con importi molto bassi. Siamo una categoria allo stremo. Anche oggi abbiamo ricevuto la solidarietà della gente che ci ha visto passare, delle Istituzioni, ma  abbiamo bisogno di interventi concreti e immediati».

Le richieste degli esercenti

Diverse le richieste avanzate dagli esercenti, le hanno riassunte in 5 punti:

Ristori: non si disconosce quanto fatto finora dal Governo e dalla Provincia ma l’entità dei ristori e dei provvedimenti è insufficiente rispetto alle perdite subite dalla categoria. Va previsto uno stanziamento che garantisca almeno un ristoro pari al 30/40% delle perdite del periodo marzo-gennaio 2021.

Riduzione dei costi operativi:  

-          Canoni di locazione: oggi molti imprenditori del settore non sono in grado di sostenere i costi degli affitti, che sono balzati mediamente dal 10% al 30% come incidenza sul fatturato. Bisogna intervenire con misure ad hoc per poterli ridefinire in maniera strutturale. Si rende necessario per almeno tutto il 2021 un blocco agli sfratti in questo settore, al fine di contenere la fuoriuscita di operatori per l’impossibilità di onorare i contratti di locazione o di affitto di ramo di azienda. È opportuno anche prevedere agevolazioni per i proprietari degli immobili, come la cedolare secca.

-          Cancellazione, differimenti oneri fiscali: va prevista una dilazione ad almeno 10 anni delle scadenze fiscali indifferibili ed una cancellazione per le imposte come Imis – TARI – TOSAP direttamente collegate alla gestione delle attività. 

-          Decontribuzione oneri sociali: prolungare la cassa Integrazione. Licenziare è un gesto estremo, doloroso, ma non si può chiedere alle imprese in questo momento di farsi carico di ulteriori costi sociali. Va incentivato un “patto occupazionale” per favorire il mantenimento delle competenze all’interno del settore limitando l’espulsione delle lavoratrici e dei lavoratori grazie a un taglio del costo degli oneri sociali per i lavoratori della ristorazione. Sì agli incentivi per le nuove assunzioni ma si premi soprattutto chi riesce a mantenere l’occupazione.

Generazione liquidità, patto con i sistemi bancari: serve un patto con il sistema bancario per la liquidità delle imprese, subito. Va spalmato il debito contratto nel 2020 in un arco temporale lungo, di almeno 10/15 anni con un preammortamento di almeno 24 o 36 mesi, che permetta alle imprese di ottenere quelle liquidità per rialzarsi e ripagare il debito in un periodo sostenibile. Vanno inoltre previste ulteriori moratorie anche nel corso del 2021.

Rimodulazione Iva: in diversi Paesi del continente europeo si è provveduto a ridurre l’Iva sulla ristorazione al fine di sostenere la domanda. 

Riordino del settore: è indubbio che da questa crisi vada tratto qualche insegnamento per far sì che quanto sta accadendo non sia invano e si possano predisporre degli accorgimenti per evitare che un momento del genere possa ripetersi. Per questo è fondamentale rivedere i criteri di accesso al settore della ristorazione: il periodo di crisi che stiamo vivendo sta evidenziando la fragilità del sistema dovuta anche alle liberalizzazioni del 2006. Questo settore è stato troppo spesso serbatoio di improvvisazione imprenditoriale e una reale mancanza di requisiti professionali all’ingresso ha generato un eccesso di offerta che poggia su radici fragili, dove la qualità è stata sacrificata in nome dei prezzi. Va rivisto l’impianto normativo che regola il settore, al fine di identificare dei parametri di ingresso al mercato più stringenti e qualificanti ed eviti l’infiltrazione di sistemi malavitosi.

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