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Porfido, è crisi nera: occupazione più che dimezzata in 15 anni

Concessioni ancora attive o sospese senza lavoratori occupati, moria di imprese e proliferare di partite iva. Il mancato rispetto dei contratti nazionali e provinciali, i fatturati dimezzati e l'eccessiva parcellizzazione dei lotti cava

Nel 2015, in Trentino, sono occupati nelle 200 aziende del settore estrattivo 600 dipendenti. Nel 2000 erano 1500. Basterebbe questo dato, emblematico, per certifcare la crisi profonda del porfido trentino, ma ci sono anche concessioni ancora attive o sospese senza lavoratori occupati, moria di imprese e proliferare di partite iva fasulle con lavoratori sottopagati. Il mancato rispetto dei contratti nazionali e provinciali, i fatturati dimezzati e l'eccessiva parcellizzazione dei lotti cava. Secondo il sindacato, sono tre gli ambiti su cui serve un intervento: la gestione dei lotti estrattivi, la commercializzazione e i controlli sulla regolarità del lavoro. Le proposte di riforma normativa hanno incontrato il parere favorevole del vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, Paolo Maddalena. "E’ fattibile ipotizzare, in base alle disposizioni costituzionali, una guida unitaria per superare la dispersione delle concessioni. Non ho dubbi che la Provincia di Trento sara’  capace di elaborare una nuova legge efficiente".  

Apertura alle proposte del sidnacato è arrivata anche dal vicepresidente della Provincia, Alessandro Olivi, il quale annunciato che "a breve  sarà approvata dalla giunta provinciale una delibera che modifica i criteri di definizione dei canoni, inserendo anche l’occupazione e i  ritmi di escavazione. Chi li riduce pagherà di più. Allo stesso modo  chi si accorpa pagherà di meno". Nella prossima legge finanziaria, inoltre, si introdurrà "una  disposizione che imporrà una gestione  associata obbligatoria da parte comuni di tutte funzioni amministrative e tecniche per la gestione delle  cave pubbliche di  porfido". 

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