L’emergenza da covid e il paradosso dello “sconto-affitti”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrentoToday

L’emergenza epidemiologica da Covid che ha duramente afflitto il nostro Paese, colpendo principalmente le piccole e medie imprese, sembra ancora a lungo destinata a mettere in ginocchio le loro e le nostre economie. Ciò è tanto più evidente in Trentino Alto-Adige dove il settore turistico – con tutte le filiere che ad esso si annettono – risulta stremato dai danni all’economia apportati dalla pandemia. Come se ciò non bastasse a sufficienza, delle misure straordinarie sono state apportate da parte del Governo in vista della riduzione del canone d’affitto mostrando in questo modo d’accordare grande solidarietà ai proprietari degli immobili. Sì, perché noi di Confapi Trentino – nella persona della Presidente Monica Mosna – riteniamo che l’applicazione della misura coincida con delle inesattezze che di seguito ci riserviamo di esporre: - Prima di tutto, stimiamo che tali aiuti non sarebbero dovuti essere destinati solamente nel periodo di chiusura delle imprese, coincidente col lockdown, dal momento che si poteva supporre che in seguito ad vi sarebbero state notevoli ricadute di tipo commerciale, di fatturati e di crisi di vario genere, come di fatto ci sono state e che tuttora ovviamente permangono nonostante i provvedimenti. - Nel destinare poi unicamente le risorse alle locazioni immobiliari si è compiuto un grave errore, a parer nostro, sostenendo ed anzi incrementando quella bolla speculativa immobiliare che sarebbe dovuta essere invece designata ad essere rivista a ribasso. Ciò per l’evidente discorso che si sarebbe osservato – e così è stato – gli esercenti delle varie attività applicare delle maggiorazioni sui prezzi dei prodotti finali destinati al consumatore (dunque al cittadino) per sostenere gli affitti in tempo di crisi da pandemia. - Il discorso è tanto più evidente qui da noi, in Trentino, che ha pure recentemente e tristemente confermato il primato d’esser la “città più cara d’Italia”. Qui la piaga degli affitti esorbitanti – che duramente mette in ginocchio le imprese - è uno tra i problemi più gravi e maggiormente ignorato, con ricadute molto negative non soltanto per le stesse attività ma per la collettività intera che si ritrova ora una maggiorazione, anche notevole in taluni casi, sui prezzi dei beni di consumo. - Si evince, in tal modo, che in questa strategia, perde l’impresa commerciale, che ha dovuto tenere chiuso durante il lockdown, e perdiamo noi cittadini sia come consumatori finali a cui vengono applicate delle maggiorazioni sui generi di consumo, sia in quanto – lo ricordiamo – tali fondi sono erogati attingendo dai soldi delle tasse di noi contribuenti. L’unico, forse, a non perdere, a tal punto, risulta essere il padrone dell’immobile che si vede comunque coperto dell’intero importo dell’affitto. Riteniamo che forse sarebbe stata mossa maggiormente strategica, nonché lungimirante e a tutela di una fetta di popolazione più vasta del locatore d’affitto – quella di non riservare questo maxi intervento ai soli possessori degli immobili imponendo ai suddetti locatori di applicare ai locatari (durante e/o post lockdown) degli sconti sull’affitto onde evitare di non ottenere proprio il finanziamento. In questo modo, si sarebbe così potuto istituire un patto sociale tra le parti, dove ogni parte si impegna a partecipare con uno sforzo in vista del bene collettivo.

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