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Fisco e partite Iva, la "riforma organica" di Draghi toccherà il regime forfettario?

Il premier incaricato ha insistito molto sul concetto di progressività fiscale, ma su questo tema dovrà trovare un'intesa con la Lega

Progressività fiscale e lotta all'evasione sarebbero alla base della rivoluzione di Mario Draghi. Come riporta Today, l’obiettivo sarebbe proprio quello di rimodulare le aliquote Irpef ma tenendo un sistema progressivo e senza aggiungere nuove imposte. È apparso chiaro a tutti che sul fisco l’ex presidente della Bce parla una lingua diversa dalla Lega che ha fatto della flat tax ad aliquota unica un cavallo di battaglia. Il Carroccio ha incassato il colpo senza troppe proteste, rassicurato da Draghi sul fatto che il nuovo esecutivo non introdurrà nuove tasse né ha intenzione di varare una patrimoniale.

E gli autonomi?

Il concetto di progressività del carico fiscale a ben vedere cozza con la riforma voluta proprio dalla Lega ai tempi del governo gialloverde che prevede la tassa unica al 15% per le partite Iva il cui fatturato non superi i 65 mila euro annui. La flat tax per gli autonomi rischia di saltare? Per adesso Draghi non si è sbottonato. Lo scorso 2 febbraio è stato il Presidente dell’Ufficio parlamentare di Bilancio (UpB) Giuseppe Pisauro, ad evidenziare le criticità del regime forfettario. «Tale regime, a differenza dei precedenti, minimi e forfettari» ha spiegato il presidente dell'Upb «non si configura come un'agevolazione a soggetti con attività professionale o di impresa marginale e non strutturata, ma come una vera e propria detassazione che riguarda il 60% dei lavoratori autonomi e imprenditori individuali e questo crea iniquità» nel sistema e «frena la crescita dimensionale delle imprese e incentiva la sottofatturazione dei ricavi: oltre i 65mila euro si fuoriesce dal regime e si rientra a pieno titolo nell'imposizione progressiva». Per questo Pisauro ha proposto un regime di tassazione duale: un’imposta con aliquota unica del 24% per il reddito da attività d’impresa e un sistema ad aliquote Irpef progressive per la remunerazione del professionista o dell’imprenditore.

La flat tax nel governo Draghi

Quello delle partite Iva è un tema delicato. Stando a quanto emerso finora dalle consultazioni, la riforma del fisco che ha in mente Draghi è «una riforma organica» ha fatto sapere Bruno Tabacci, deputato di Centro democratico, al termine di un confronto con il premier incaricato. «Non c’è dubbio, non si andrà nella direzione della flat tax, ma di una riforma organica». Il punto è capire se con la riforma organica che ha in mente Draghi saranno toccate anche le partite Ive con un reddito inferiore ai 65mila euro che ad oggi godono di un carico fiscale particolarmente vantaggioso. Il premier su questo punto si è mantenuto cauto. E nulla è trapelato dalle consultazioni con i partiti a Palazzo Chigi. Il rischio di una spaccatura è dietro l’angolo. D’altra parte, va anche fatto notare che il regime agevolato non è stato abolito neppure dal governo giallo-rosso che pure avrebbe avuto tutto il tempo per mettere mano ad una riforma correttiva del sistema. Nella finanziaria del 2020 sono stati introdotti sì nuovi paletti per usufruire della flat tax al 15%, ma la sostanza non è cambiata.

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