Giovedì, 13 Maggio 2021
Economia Piazza Santa Maria Maggiore

Trentini a rischio povertà, bufera sui dati. La Provincia precisa: sono il 15,8%

Al di là delle percentuali e delle definizioni di "rischio povertà" e "vulnerabilità" resta il fatto che un quarto della forza lavoro trentina si appoggia a Cassa Integrazione e CPI

Le persone che in Trentino si trovano in una situazione a rischio di povertà, o vivono in uno stato di grave deprivazione o in famiglie a bassa intensità di lavoro, nel 2015, sono pari in tutto al 15,8%, non ad un terzo della popolazione. Questa la risposta dell'Ufficio Stampa provinciale ad alcuni articoli comparsi oggi sulla  stampa locale. La confusione nasce da altri dati riferiti dalla Fondazione Franco De Marchi nel corso di un'audizione presso la seconda commissione provinciale ieri.

In quella sede è stato riferito che i "quasi" poveri (sic) in Italia sarebbero cresciuti dal 5% del 1995 fino al 30% della popolazione oggi. Un dato nazionale, riportato anche nella successiva precisazione: il 28,7% della popolazione nel 2015 era a rischio povertà o esclusione sociale. Una situazione che, nella presentazione fatta alla seconda commissione, è stata invece descritta con il termine "vulnerabilità" ovvero una "nuova condizione diffusa di vita che può essere prodotta da diversi eventi non infrequenti come separazione, lutto, malattia, indebitamento".

Secondo l'Istituto di statistica provinciale i trentini a ischio povertà sarebbero invece il 15,8%, percentuale che avvicina la Provincia di Trento a Stati come la Svezia (16%) e la Danmarca (17,,87%). Al di là delle  definizioni rimane un dato tanto oggettivo quanto inquietante che riguarda la forza lavoro in Trentino: 60.289 lavoratori, ovvero un quarto della forza lavoro è in condizione di difficoltà, fa ricorso alla Cassa Integrazione o ai Centri per l'Impiego. A questo dato va aggiunto quello sull'indebitamento: le sofferenze bancarie, per le famiglie, dal 2008 ad oggi sono passate dal 2,3 al 7,3%. A completare  il quadro della "vulnerabilità" c'è il rapporto tra matrimoni e  separazioni: il saldo è di 10 a 7. 

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