Martedì, 21 Settembre 2021
Economia

Stop alle imprese con il Decreto Natale, i commercianti sono ormai disperati

Roman: «Il costo di questa chiusura rischia di essere irreversibile»

Un anno, il 2020, vissuto a singhiozzo per i commercianti e che, anche nelle sue battute finali non ha fatto altro che segnare dei segni negativi per molti fatturati. Tra ristori, chiusure e manifestazioni, il 2020 è stato un anno catastrofico per molti, quello di Fabia Roman, presidente dell’Associazione Pubblici esercizi del Trentino, aderente a Confcommercio è solo uno dei tantissimi appelli. Il nuovo stop alle attività in seguito al decreto Natale, che va ad aggiungersi alle numerose limitazioni degli ultimi mesi, ha colpito il settore. «Il governo con questa decisione, ha messo definitivamente in ginocchio un settore fondamentale per i valori economici che esprime» afferma Roman. «Il periodo Natalizio, autonomamente considerato, vale il 20% del nostro fatturato annuo. Il costo di questa chiusura rischia di essere irreversibile».

La presidente Roman ritiene inadeguati i sussidi del governo messi a disposizione per i ristoranti e i bar nell’ultimo decreto: «La previsione di forme di ristoro è stata accolta con un cauto ottimismo dal nostro settore. A non convincerci sono i metodi e i tempi di erogazione del contributo. La riparazione del danno causato alle nostre aziende, dal blocco delle attività, deve avvenire integralmente. Non si può pensare che un assegno parametrato sui mancati incassi di aprile possa bilanciare le perdite delle festività Natalizie».

La crisi 

Non sarebbe da ricercare nel lockdown la crisi di liquidità, secondo Roman, ma nelle tempistiche. «La crisi di liquidità delle nostre attività non trova la propria causa nel lockdown, ma nell’assenza di misure adeguate a riparare le perdite e nella lentezza dei tempi di erogazione dei ristori. L’emergenza sanitaria ha stravolto un comparto che, già prima della pandemia, era in forte sofferenza. A complicare il quadro della situazione vi è poi il fatto che oggi, per le nostre aziende, è sempre più difficile fare ricorso al credito. Ci troviamo di fronte ad un grande paradosso perché, nella normalità delle cose, un sistema dovrebbe favorire il ricorso al credito nei periodi di grande difficoltà economica adottando politiche più conservatrici nei momenti caratterizzati da maggiore stabilità finanziaria. Questo al fine di rilanciare l’economia, di dare continuità alle aziende e di salvaguardare posti di lavoro. D’altronde le prospettive economiche di un Paese dipendono dalla salute delle proprie aziende. Vi è poi una parte rilevante del nostro settore che è stata dimenticata, quella dei locali notturni, che oggi pretende delle risposte certe e chiare allo scopo di pianificare e ridisegnare il proprio futuro».

Le necessità

Per la presidente Roman è infine necessario che accanto agli interventi nazionali e locali a sostegno delle imprese siano previste  delle misure che prevedano delle agevolazioni fiscali e contrattuali: «Come Associazione recentemente ci siamo impegnati a chiedere ai governatori locali l’esenzione totale dell’Imis per tutto il periodo d’imposta 2021.  Riteniamo poi opportuno, al fine di agevolare la ripartenza del nostro settore, che i Comuni intavolino con le aziende sensibilmente danneggiate da queste misure di contenimento, delle trattative per la rinegoziazione dei canoni di locazione.  Con l’augurio che questo avvenga anche nei rapporti tra i privati. L’esenzione Imis e la riduzione dei canoni di locazione mirano a garantire la continuità aziendale tutelando sotto il primo profilo l’esercente proprietario dell’immobile e sotto il secondo l’esercente conduttore. È altrettanto importante che la politica nazionale e locale insista nella previsione di forme di sussidi, a favore di chi investe nella propria realtà, al fine di migliorare la competitività sul mercato e contribuire alla crescita delle nostre aziende. Valori che rischiano di essere cancellati da questa crisi sanitaria».

Stop al caos normativo

Un’ultima considerazione la presidente Fabia Roman la rivolge al “caos normativo” del momento: «L’instabilità normativa sta generando grande confusione nel nostro settore. La mancanza di regole chiare, certe e semplici rappresenta un grosso problema perché l’esercizio di qualsiasi attività presuppone una pianificazione alla base. Quando ti trovi davanti a norme complesse che cambiano di giorno, in giorno diventa più impegnativo organizzare le risorse interne e programmare l’attività».

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