Lunedì, 18 Ottobre 2021
Economia

Frutta e verdura protagoniste della spesa degli italiani: l'analisi di Coldiretti

Il presidente Barbacovi: "Acquistare prodotti locali"

Frutta e verdura sono le vere protagoniste delle spese degli italiani, secondo l'analisi di Coldiretti del 2021. Frutta e verdura nel carrello superano in valore tutti gli altri prodotti, dalla carne alla pasta, dal pesce ai formaggi, dal latte all’olio, per un totale di quasi 1300 euro all’anno con quella che è stata considerata dall'associazione di categoria la svolta green spinta dall’emergenza Covid.

L'analisi di Coldiretti “2021, l’anno nero della frutta Made in Italy” è stata diffusa in occasione del Macfrut di Rimini il più grande salone della frutta e verdura Made in Italy. Come spiega Coldiretti, tra i Paesi dell’Unione Europea, l’Italia è quello che conta una maggiore propensione al consumo di ortofrutta con più di 8 italiani su 10 (81%) che mangiano almeno una porzione di frutta o verdura al giorno, secondo l’Organic F&V Monitor. "Il primato nazionale riguarda anche le quantità visto che nel 2020 il consumo pro capite annuo – continua Coldiretti - è stato di 160 chili, davanti a molti Paesi europei, come la Germania (109 chili) o il Regno Unito (101 chili) secondo Nomisma".

Secondo l'analisi, i consumi di frutta e verdura degli italiani sarebbero aumentati di quasi un miliardo di chili nell’ultimo decennio grazie anche ai giovani che "fanno sempre più attenzione al benessere a tavola con smoothies, frullati e centrifugati consumati al bar o anche a casa grazie alle nuove tecnologie - sottolinea Coldiretti -. La ricerca di sicurezza e genuinità nel piatto porta l’88% degli italiani a bocciare la frutta straniera e a ritenere importante scegliere nel carrello frutta e verdura Made in Italy secondo l’indagine Coldiretti/Ixè, visto che l’Italia è al vertice della sicurezza alimentare mondiale". 

Secondo il presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige Gianluca Barbacovi "per garantirsi prodotti freschi e di qualità ma anche per sostenere il sistema produttivo nazionale duramente colpito dal clima per ottimizzare la spesa e non cadere negli inganni il consiglio della Coldiretti è di verificare la provenienza italiana, acquistare prodotti locali che non devono subire grandi spostamenti, comprare direttamente dagli agricoltori o nei mercati di Campagna Amica e non cercare per forza il frutto perfetto perché piccoli problemi estetici non alterano le qualità organolettiche e nutrizionali".

Sotto accusa le importazioni considerate "incontrollate" dall’estero favorite dagli accordi commerciali agevolati stipulati dall’Unione Europea: "come il caso delle condizioni favorevoli che sono state concesse al Marocco per pomodoro da mensa, arance, clementine, fragole, cetrioli e zucchine o all’Egitto per fragole, uva da tavola, finocchi e carciofi - continua Coldiretti -. Accordi fortemente contestati perché nei paesi di origine è spesso permesso l’uso di pesticidi pericolosi per la salute che sono vietati in Europa, ma anche perché le coltivazioni sono realizzate in condizioni di dumping sociale per il basso costo della manodopera".

Secondo l'associazione, sul fronte dell’interscambio commerciale con il mondo, l’Italia registra nel 2021 uno sbilanciamento negativo con le importazioni che pare superino le esportazioni di oltre il 17% con 1,9 miliardi di chili di frutta e verdura arrivati dall’estero nei primi cinque mesi dell’anno.

“È necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute, secondo il principio di reciprocità - afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare però la necessità di - superare l’attuale frammentazione e dispersione delle risorse per la promozione del vero Made in Italy all’estero puntando a un’agenzia unica che accompagni le imprese in giro nel mondo sul modello della Sopexa e ad investire sulle ambasciate, introducendo nella valutazione principi legati al numero dei contratti commerciali”.

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