Agricoltura, pronte le vespe samurai da rilasciare per salvare i frutteti dalle cimici asiatiche

Lo annuncia la Fondazione Edmund Mach

Meleto (foto da Piqsel)

In parallelo alla preoccupazione per l'emergenza coronavirus per gli agricoltori cresce anche l'apprensione per la crescita del numero di cimici asiatiche, che con la loro presenza minacciano i frutteti e in particolare i meleti. Per preservare gli alberi è già partita una campagna fitosanitaria, nel frattempo la Fondazione Edmund Mach a giugno prevede di rilasciare in natura vespe samurai allevate in laboratorio, antagoniste della cimice.

I primi di febbraio la Fondazione aveva lanciato un appello ai trentini affinché le consegnassero esemplari vivi di cimice asiatica. 2mila insetti sono stati raccolti nei laboratori per ottenere le uova sufficienti sulle quali moltiplicare le vespe samurai, parassitoidi delle cimici.

"I lanci - scrive Fem - inizieranno durante l'estate, ma il percorso per il contenimento sarà lungo e ci vorranno, come minimo, tre anni per iniziare a ristabilire l'equilibrio ecologico nei frutteti. In stretto raccordo con la Pat, in attuazione del Piano di contrasto alla cimice elaborato dalla Provincia stessa con il concorso di tutte le componenti, è tutto pronto, quindi,  per dare avvio a questa importante operazione di riequilibrio ecologico, la prima in Europa dopo anni nei quali l'inerzia legislativa ne impediva l’implementazione".

Danni all'agricoltura per la presenza di cimici asiatiche

"Lo scorso anno - precisa la Fonazione - già alcune aziende collocate sull'asta dell'Adige, hanno conosciuto la potenziale dannosità della cimice, registrando perdite o deprezzamento di prodotto che superavano il 30%. Secondo i modelli di espansione messi a punto dalla Fem si prevede un allargamento delle aree soggette a forte infestazione, che si estenderanno molto probabilmente alla Valsugana e alla bassa Val di Non".

Prima di poter rilasciare in natura le vespe samurai, sarà necessario che venga presentata domanda al Ministero dell’Ambiente per ottenere l’autorizzazione ad eseguire i primi lanci in campo. Intanto la Fondazione è pronta a collocare le vespe samurai nei luoghi dove sono maggiormente presenti le cimici asiatiche. L'obiettivo è quello di far insediare il parassitoide negli ambienti naturali, boschi, siepi, aree non coltivate, dove ci sono piante ospiti per la cimice che ne consentono la riproduzione e da dove la cimice può migrare massicciamente nelle colture agricole. In una seconda fase la presenza delle vespe samurai potrebbe portare alla riduzione se non addirittura all'eliminazione di pesticidi contro le cimici asiatiche.

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La lotta agli insetti infestanti è quindi di tipo biologico e all'insegna della sostenibilità. Proprio in questo campo la Fondazione Mach ha lavorato ottenendo diversi risultati, come spiega Claudio Ioriatti, dirigente del Centro Trasferimento Tecnologico: "La tensione verso l'obiettivo di fare della nostra agricoltura un esempio internazionale di produzione sostenibile non è mai venuta meno. Siamo d’altra parte ben consapevoli che ogni contesto colturale, territoriale, climatico e merceologico, richiede delle soluzioni diverse e ha tempi e modalità diverse di implementazione delle stesse. È un percorso certamente impegnativo, ma che affrontiamo con il conforto di poter contare sulla sincera e consapevole adesione di tutti gli attori della filiera produttiva trentina”.

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