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Casse Rurali: approvata la riforma del credito cooperativo, cambia tutto

Obbligo di adesione alla holding nazionale (una spa con un miliardo di euro di patrimonio) per continuare ad essere banche di credito cooperativo

Da oggi le banche di credito cooperativo per continuare a rimanere tali dovranno aderire ad un gruppo unico, una società per azioni con patrimonio non inferiore ad un miliardo di euro. E' diventata realtà la riforma del credito cooperativo, voluta dal Governo e varata poco prima di mezzanotte. Un decreto legge contenente "misure urgenti" per riformare il credito cooperativo. Una rivoluzione per il mondo delle Casse Rurali trentine, che saranno riunite alla holding nazionale, più facilmente controllabile.

L'adesione delle singole realtà al gruppo nazionale sarà regolata da "contratti di coesione" per stabilire i poteri della capogruppo sugli aderenti. La magggioranza del capitale della capogruppo sarà detenuto dalle BCC, il resto potrà essere destinato al libero mercato di capitali. E' stato infine elevato il limite massimo dell'investimento in azioni in una banca di credito cooperativo ed il numero dei soci, al fine di favorire la patrimonializzazione delle singole realtà e della capogruppo stessa.

La banca che intende assumere il ruolo di capogruppo dovrà comunicarlo alla Banca d'Italia entro 18 mesi. A quel punto ci saranno 90 giorni di tempo per stipulare i contratti di coesione con le singole banche. Per l'adeguamento al numero minimo di soci richiesto le BCC hanno 60 mesi da oggi. C'è  però unna "via d'uscita": la singola banca che non intende aderire ad un gruppo bancario, può farlo a condizione che abbia riserve di una entità consistente (almeno 200 milioni) e versi un’imposta straordinaria del 20 per cento sulle stesse riserve. Non può però continuare ad operare come banca di credito cooperativo e deve deliberare la sua trasformazione in spa. In alternativa è prevista la liquidazione. 

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