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Coop, la crisi fa spostare i consumi: si vende più pasta e meno carne

Le offerte speciali rappresentano anche il 30% del fatturato dei singoli negozi. Il doppio di pochi anni fa. Il consumatore trentino spende mediamente una quota pari a circa il 15% del suo reddito nella spesa alimentare, trenta anni fa spendeva il 35%

Vendite a 475 milioni di euro, un quarto realizzate grazie alle promozioni. La crisi ha cambiato le abitudini della clientela: nelle Famiglie Cooperative è sensibilmente aumentato il numero degli scontrini, ma è diminuito l’importo medio. I consumi si sono spostati su prodotti che costano meno: si vende più pasta e meno prosciutto crudo. Nelle Famiglie Cooperative le difficoltà più accentuate sono nei reparti non food, mentre nell’alimentare le contrazioni coinvolgono soprattutto il beverage, il food confezionato e i surgelati.

La clientela è diventata più “nomade”. Sempre più spesso capita al personale delle Famiglie Cooperative di vedere clienti che circolano tra gli scaffali con volantini pubblicitari sottobraccio, con cerchiate le offerte delle varie catene distributive. La sensibilità agli sconti si è accentuata. Prima della crisi un valore tra il 15 e il 17% del fatturato mensile di una cooperativa veniva realizzato nei giorni delle offerte speciali, oggi questa percentuale è salita al 25%, arrivando in alcuni casi anche al 30. Il consumatore trentino spende mediamente una quota pari a circa il 15% del suo reddito nella spesa alimentare, trenta anni fa spendeva il 35%. Con meno soldi in tasca e con una sensazione generale di cautela, i consumatori preferiscono entrare in un piccolo negozio di paese o di quartiere dove acquistano il necessario. Le superfici dei super e degli iper mercati perdono quote di mercato perché propongono troppe “tentazioni”. Il rischio di arrivare alla cassa con un carrello pieno anche di prodotti non di prima necessità è considerato troppo alto. Questa situazione agevola sotto un certo punto di vista i punti vendita del settore del consumo cooperativo, che mantengono mediamente invariata la quota di mercato.

Nel 2012 i punti vendita della distribuzione cooperativa hanno realizzato in Trentino un fatturato di 475,4 milioni di euro, con un incremento dell’1,86% rispetto all’anno precedente. Nel quinquennio 2008 - 2012 il volume delle vendite è cresciuto del 9,13%. Con riferimento all’ultimo esercizio, i migliori risultati sono stati registrati dal dettaglio Sait (+4%), mentre le vendite complessive delle Famiglie Cooperative (totale: 346,4 milioni) sono cresciute del 2,35%. Fatturati in leggera flessione, invece, nei due Superstore di Trento e Rovereto. Le Famiglie Cooperative (74) gestiscono un complesso di 363 punti vendita. In 200 località della provincia sono l’unico negozio presente.

Aumentano leggermente i costi del personale (+1,2% a valore), e in maniera più decisa (+10%) gli altri costi, soprattutto a causa degli incrementi di energia elettrica e Imu. Nonostante ciò, diciotto cooperative hanno potuto rigirare ai loro soci, sotto forma di ristorni, una quota dei saldi positivi dei bilanci 2012, per un importo complessivo di 724.307 euro. Da parte sua il Sait ristornerà alle Famiglie Cooperative associate quasi 3,2 milioni di euro, pari complessivamente al 2,53% dell’acquistato. Nonostante la congiuntura economica, le cooperative di consumo trentine hanno realizzato nel 2012 investimenti per 8,6 milioni. 

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