Altipiani Cimbri: nasce la prima Comunità Slow Food del Trentino

Una delle trenta comunità in Italia, formata da agricoltori del posto. Prodotto principale: il porro di Nosellari-Olttresommo

“Parlare di comunità significa parlare di gruppi di persone legate tra loro dalla sicurezza affettiva”. Con queste parole Carlin Petrini, storico fondatore di Slow Food, dà il benvenuto con una lettera alla Comunità Slow Food per lo sviluppo Agroculturale degli Altipiani Cimbri. La prima Comunità Slow Food del Trentino Alto Adige (e una delle prime trenta in Italia) fondata da agricoltori, allevatori, ristoratori e rappresentanti della società civile per riportare al centro la montagna, il problema dello spopolamento che l’attanaglia, l’esigenza di dare un futuro lavorativo ai giovani nelle valli degli Altipiani Cimbri.

Il percorso per la fondazione della comunità inizia circa un anno fa e parte dalla riscoperta di un ortaggio che un tempo caratterizzava le colture della zona di Nosellari, nell’Oltresomo: il porro. I primi contatti con la Condotta Slow Food Vallagarina Alto Garda sono serviti per capire in che modo recuperare questa coltivazione. Ben presto però il fermento delle persone coinvolte e l’urgenza di dare risposte a problemi concreti del territorio ha permesso di individuare nel porro di Nosellari un pretesto per approfondire il nuovo strumento individuato da Slow Food per rispondere alle sfide ambientali, alimentari e climatiche. Lo strumento della Comunità Slow Food che si stanno diffondendo in tutto il mondo. 

I partecipanti provengono dalle varie aree degli Altipiani Cimbri: da Mezzomonte a Folgaria, da San Sebastiano a Nosellari, da Lavarone a Luserna. Membri del gruppo di coordinamento sono Andrea Incani, Mauro Rocchetti, Stefano Tranchini, Elisabetta Monti, Morena Bertoldi e Matteo Zeni. Portavoce è Graziella Bernardini, titolare insieme al figlio dell’Hotel Mignon di Nosellari, che nel salutare la nascita della Comunità Slow Food ricorda che “questa scelta è anche l’impegno di essere degli apripista di una cultura che non mette al centro solo l’interesse economico e l’individuo, ignorando tutto quello che sta intorno, ma coglie l’interdipendenza delle cose e dei fatti, e sa guardare oltre trovando nella collaborazione e cooperazione tra varie forze ed enti che si muovono su di un territorio, un punto di forza e di appoggio per il raggiungimento di un benessere generale”.

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