Vaccini, obbligo e libertà. Zeni chiarisce su facebook: "E' un dovere verso i più deboli"

Per debellare la malattia occorre una percentuale del 95%, da quando non c'è più l'obbligo quella percentuale non è stata più raggiunta, nemmeno in Trentino. Ecco la posizione dell'assessore in un lungo post su facebook

"Invito a non mandarmi opinioni o pseudo studi che provano a smentire l'efficacia dei vaccini: una società non sta in piedi se non si riconoscono i ruoli" scrive su facebook l'assessore alla Sanità Luca Zeni invocando appunto il suo ruolo istituzionale nella vicenda che vede la  Provincia  di Trento in  prima linea nell'applicazione del decreto Lorenzin che introduce l'obbligo per tutti i  bambini in Italia di essere vaccinati, pena l'esclusione dalle scuole e le sanzioni ai genitori. Un ruolo, quello di assessore, che non è secondario a quello di genitore: "Ho due figli piccoli, e prima di vaccinarli ho cercato di capire pro e contro, perché è giusto porsi sempre in maniera critica" scrive Zeni. 

Con un lungo post pubblicato sul suo profilo facebook personale l'assessore interviene dunque sulla questione dell'obbligatorietà invocando fiducia nelle istituzioni e nella comunità scientifica e citando dati del Center of Disease Control sugli effetti collaterali: Che i vaccini possano avere effetti collaterali è una ovvietà, per il vaccino della parotite esiste 1 possibilità su 1.000.000 che provochi encefalite come effetto collaterale. È un dramma per quella persona a cui capita" scrive Zeni.

La libertà di scelta è, in questo caso, un contrappeso sproporzionato alla responsabilità sociale dei genitori che, spiega l'assessore, hanno il dovere di vaccinare  i propri figli "per debellare  la  malattia e così proteggere anche quelle persone che non possono vaccinarsi e che sono i soggetti più deboli, da tutelare". Il Ministero impone una soglia del 95%: "da quando è stato tolto l'obbligo quella percentuale non è stata mai più raggiunta",

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"Invito a non inviare letture dietrologiche, per cui queste scelte sono compiute "perché i medici hanno paura a parlare, i ricercatori sono mercenari, le istituzioni scientifiche sono vendute, i politici naturalmente corrotti". Forse - conclude Zenii - più che un complotto mondiale, ci sono decisioni prese dopo valutazioni basate su un obiettivo di bene comune, e non senza il peso che la responsabilità delle scelte comporta".

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