Violenza sessuale: arrestato 36 enne, incastrato dalla prova del Dna

La vittima è portata presso una vecchia struttura cittadina, riparo di senza tetto, dove si trovano altri diseredati in quel momento. In una stanza, su un vecchio materasso, la donna non può opporsi alla violenza

Era il 2 luglio 2012, quando i Carabinieri del Nucleo Operativo di Rovereto intervenivano in Isera dove, con una chiamata al 112, una ragazza (30enne russa) aveva richiesto l’intervento dei carabinieri per denunciare la violenza sessuale di cui era stata vittima. L’episodio risaliva a qualche giorno prima. Sembra che la ragazza, col suo compagno, la sera del fatto, si trovassero a Rovereto in compagnia di altri stranieri, tutti uomini. Un po’ d’alcol in più e si accende una discussione che coinvolge proprio il compagno della donna. Non escludendo che dopo averlo messo KO, l’avversario, oltre al resto della comitiva, avrebbe potuto godere della compagnia e delle attenzioni della donna, colui che si renderà autore della violenza atterra con un destro al volto l’uomo. Purtroppo la gravità delle lesioni ed alcune richieste di intervento da parte di passanti provocano l’intervento di una pattuglia.

Il compagno della vittima finisce in ospedale mentre gli altri, dopo i controlli sono lasciati andare (ci sarà eventualmente una denuncia per lesioni a carico del responsabile). Da lì comincia l’incubo della donna che rimasta sola, verso le 22.00, viene riavvicinata dall’aggressore del suo compagno e dai suoi amici. Si beve ancora, nell’intento di approfittare degli effetti dell’alcol. Poi, pur essendo in un parco pubblico, con altri stranieri che assistono incuranti, l’aggressore prova ad assalire la sua vittima dopo averla condotta in una zona meno luminosa. Non gli riesce per le resistenze fisiche della donna. A questo punto il peggio, letteralmente trascinata con la forza, la vittima è portata presso una vecchia struttura cittadina, riparo di senza tetto, dove si trovano altri diseredati in quel momento. In una stanza, su un vecchio materasso, la donna non può opporsi in alcun modo e si consuma la violenza. Tornando al 2 luglio, mentre personale specializzato cerca di recuperare tracce biologiche che possano tornare utile, in ospedale la vittima viene visitata effettuando le dovute analisi e prelievi.

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Si torna presso la vecchia struttura “buia e con un materasso sporco per terra”, così la indica la donna, dove è avvenuta la violenza e tra rifiuti e sporcizia si cerca di recuperare qualsiasi traccia utile. Vari sono i reperti e, grazie alla preziosissima collaborazione del RIS di Parma, si riesce a recuperare un DNA (è un profilo genetico sconosciuto sino a quel momento però!). Attraverso le testimonianze, intanto, si comincia ad indagare nei confronti del rumeno Gheorghe Moldovan (36enne). Dovrebbe essere lui il violentatore, ma non è reperibile in Italia, forse è rientrato in Romania. Ancora altre testimonianze e spicca un ordine di cattura internazionale della Procura di Rovereto. La polizia rumena collabora, attraverso gli uffici di cooperazione internazionale e la Farnesina, riesce a scovare l’uomo. E’ fermato ad ottobre e, a seguito di richiesta di estradizione, viene condotto in Italia. Tappa a Roma Fiumicino e poi in carcere a Montorio Veronese. Lo incastra definitivamente la comparazione del suo DNA con quel profilo sino a quel punto sconosciuto. E’ definitivamente accusato di violenza sessuale.     

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