Villa Romana di Isera: accordo Comune - Provincia per la valorizzazione

L’accordo prevede la realizzazione, da parte della Provincia, di una copertura per garantire la protezione dei resti e la fruizione continuativa del sito. Il Comune realizzerà un percorso espositivo, aperto ai visitatori

Foto da .museocivico.rovereto.tn.it

Forse non tutti sanno che Isera cela un piccolo tesoro dell’epoca romana: i resti di una villa “urbano rustica” costruita in prossimità della antica via Claudia Augusta. Scoperta poco dopo la seconda Guerra Mondiale, durante la costruzione della scuola d’infanzia del paese, il sito archeologico diventerà ora una delle attrattive culturali e turistiche della Vallagarina, grazie all’accordo tra Provincia autonoma di Trento e Comune di Isera che, insieme, si impegneranno per il rilancio di una testimonianza unica in Trentino dell’età romana.  

È un grande complesso architettonico dipendente da una proprietà agricola, a testimonianza che fin dall’epoca augustea le popolazioni qui erano dedite all’agricoltura. Si articola in due quartieri distinti e complementari: la pars urbana, dotata di sale di rappresentanza, ambienti di soggiorno e aree balneari decorate da affreschi e mosaici, e la pars rustica, composta dalle strutture e dai locali necessari al funzionamento produttivo della villa. La Fondazione Museo Civico di Rovereto organizza tutt’oggi su prenotazione visite guidate per scolaresche o gruppi. In futuro, il sito vivrà un rilancio con l’obiettivo di farne uno dei punti di attrazione turistica della Vallagarina.

L’accordo prevede la realizzazione, da parte della Provincia autonoma di Trento, di una copertura, così da garantire la protezione dei resti della villa romana e la fruizione continuativa del sito. Il Comune di Isera, invece, oltre a gestire il sito archeologico, realizzerà un percorso espositivo, aperto ai visitatori e organizzerà attività didattica, formazione e divulgazione, in collaborazione anche con la Soprintendenza. 

L'interesse per i resti dell'antico edificio, in gran parte demoliti nel 1948-49 durante la costruzione della scuola materna del paese, si deve all'iniziativa di Adriano Rigotti, noto studioso di antichità locali, che a seguito di un paziente lavoro di raccolta di testimonianze e informazioni, nel 1973 promosse e coordinò il primo scavo archeologico nel sito. Fu il preludio a una serie di campagne di scavo sostenute e finanziate dal Museo Civico di Rovereto in sinergia con il Centro Studi Lagarini e con l'Università di Trento, le quali, svoltesi nell'arco di un trentennio, hanno condotto alla scoperta di una parte consistente della basis villae orientale (il basamento artificiale in muratura su cui poggiava il corpo principale della villa) e di alcune evidenze relative all'ala nord del fabbricato.

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