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Lunedì, 17 Giugno 2024
Il caso / Pergine Valsugana

Tamponi con esito a richiesta, chiusi due centri a Pergine e a Trento nord: indagini in corso

Sequestrati 120mila euro in contanti tra i vari appartamenti delle persone denunciate e nei centri tamponi, diverso materiale informatico, i telefoni e la documentazione attestante l'attività eseguita da queste persone

Tampone con esito a richiesta a Pergine e Trento nord. È quanto emerso, al momento, dalle indagini ancora in atto da parte dei carabinieri e dei militari della guardia di finanza della sezione di polizia giudiziaria della Procura di Trento, in linea con i due procedimenti aperti dai pm Davide Ognibene e Giovanni Benelli che vedono coinvolte 5 persone e due centri dove venivano effettuati i tamponi per verificare l'eventuale positività al Covid. Le indagini hanno portato le forze dell'ordine a chiudere i due centri nella mattinata di lunedì 24 gennaio, quello al palazzetto dello sport di Pergine, in Valsugana e quello aperto da appena una settimana a Trento nord, perché era necessario fermare l'attività risultata irregolare. 

A far scattare le indagini sono state alcune segnalazioni che hanno portato all'apertura dei due procedimenti. Dagli accertamenti delle forze dell'ordine pare che i tamponi fossero eseguiti senza attendere le giuste tempistiche. È stato stimato che in circa un quarto d'ora venissero effettuati tra i 10 e i 15 tamponi antigenici, circa un minuto quindi per test. In altri casi i tamponi venivano pagati, il certificato con esito "a richiesta" veniva rilasciato, ma non veniva effettuato alcuno screening. Una vera "fabbrica di certificati da tamponi", dove venivano evase centinaia di richieste al giorno, se ne stimano tra le 500 e le 600. 

Al momento sono 5 le persone che sono state denunciate per vari reati come l'associazione a delinquere e la corruzione, ma è ancora presto per chiudere il quadro di questa vicenda. Ci sono persone che andavano in quel centro con una certa costanza, altre che nemmeno si presentavano fisicamente ma ottenevano i certificati richiesti, ce ne sono altre che si avvalevano del servizio ignare di quanto stesse accadendo e quindi correndo anche il rischio di non sapere se effettivamente fossero negative o positive, con tutte le conseguenze del caso. Tra le persone indagate, anche un infermiere.

Nell'attività di indagine sono stati sequestrati 120mila euro in contanti in bancanote di vario taglio tra i vari appartamenti dove vivono le diverse persone denunciate e nei centri tamponi, diverso materiale informatico, i telefoni e la documentazione attestante l'attività eseguita da queste persone.

Ciò che attirava la clientela, secondo la ricostruzione della ginanza, era anche il costo del tampone: 10 euro invece dei canonici 15. Nel frattempo, l'Azienda provinciale per i servizi sanitari ha provveduto a revocare l'accredito dell'infermiere indagato, bloccando di fatto l'account per inserire i risultati dei tamponi nella piattaforma sanitaria provinciale.

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