Innovazione

L’Università di Trento vola nello spazio a bordo dell’intelligenza artificiale

Siglato un nuovo accordo di tre anni con l’Agenzia spaziale europea

La collaborazione tra l’Università di Trento e l’Agenzia spaziale europea (ESA) si rafforza con un nuovo progetto destinato a rivoluzionare le missioni spaziali. Il Dipartimento di ingegneria industriale dell’Università di Trento, sotto la guida del ricercatore Paolo Rech, esplorerà come l’intelligenza artificiale possa supportare le operazioni orbitali, riducendo errori e migliorando l'efficienza delle missioni.

Innovazioni in orbita

Per i prossimi tre anni, il team di ricerca si concentrerà sullo sviluppo di reti neurali per uso spaziale. Questi sistemi automatizzati sono progettati per affiancare gli astronauti nelle attività in orbita, svolgendo operazioni che richiedono precisione e velocità. Potranno, per esempio, supportare gli astronauti nelle attività extraveicolari o nell’analisi di dati planetari direttamente in orbita.

Le reti neurali artificiali potrebbero anche ridurre il tempo necessario per l’elaborazione dei dati provenienti da satelliti, sonde e rover. Attualmente, la trasmissione di dati dalla Terra a Marte può richiedere diversi minuti, un ritardo significativo che rallenta le operazioni e decisioni sul campo. Automatizzando parte di queste operazioni direttamente a bordo, i sistemi AI potrebbero rendere le missioni più autonome e reattive.

Un ostacolo cruciale nell'implementazione dell'intelligenza artificiale nello spazio è rappresentato dalla radiazione. Le particelle ad alta energia, come ioni e protoni, possono causare gravi danni ai dispositivi elettronici, generando errori di calcolo che potrebbero compromettere l’intera missione. “Il nostro obiettivo è testare gli acceleratori di reti neurali con fasci di particelle che simulano l’ambiente spaziale», spiega Paolo Rech. «Dobbiamo capire come queste reti reagiscono alla radiazione e trovare soluzioni per mitigare i danni”.

Test e prospettive future

Il progetto ha ottenuto il supporto dell’ESA attraverso il programma “Open Idea for Space”, che promuove idee innovative per le missioni spaziali. Come sottolinea David Steenari, ingegnere di ESA e funzionario tecnico del progetto: “Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse per l’integrazione delle applicazioni di machine learning nei sistemi spaziali. Tuttavia, l'ambiente radioattivo rappresenta una sfida significativa per l'affidabilità di questi sistemi”.

Il team di Rech ha già condotto un primo esperimento in Finlandia, con risultati promettenti. Ulteriori test seguiranno in Belgio, Inghilterra e presso l'Istituto di Trento per la Fisica fondamentale e applicata. Questi esperimenti mirano a raccogliere un’ampia casistica di anomalie possibili nelle reti neurali per sviluppare soluzioni preventive.

L'integrazione dell'intelligenza artificiale nelle missioni spaziali promette di aprire nuove frontiere nell'esplorazione del cosmo, rendendo le operazioni più sicure e efficienti. Questo progetto rappresenta un passo avanti verso l’utilizzo di tecnologie avanzate che potrebbero trasformare il modo in cui esploriamo e comprendiamo l'universo.

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