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Il caso / Rovereto

"Non autorizzata", chiude sede dell'università: gli studenti temono per crediti ed esami

Il caso della sede di Laba Brescia aperta a Rovereto

La vicepresidente e assessore all’istruzione della Provincia di Trento, Francesca Gerosa, è intervenuta in merito alla chiusura della sede territoriale, sembrerebbe non autorizzata, di "Laba Brescia - la Libera Accademia di Belle Arti" con sede trentina a Rovereto. 

La vicenda

Per il Miur, si legge in una nota, "non sussistono le condizioni per poter autorizzare il rilascio di diplomi accademici aventi valore legale nel settore dell'alta formazione artistica e musicale a studenti frequentanti la sede di Rovereto. Gli studenti eventualmente qui iscritti potranno pertanto completare il relativo percorso di studi presso la sede di Brescia".

Laba ha impugnato il provvedimento davanti al Tar, che, tuttavia, ha dato ragione al Ministero. Ora non si esclude un ulteriore ricorso al Consiglio di Stato. Secondo il Miur, l'istituto sarebbe stato autorizzato "ad attivare una sede laboratoriale a Nago Torbole e in seguito tale sede è stata trasferita a Rovereto, come comunicato dalla Provincia di Trento con nota del 20 giugno 2019, ma senza la prescritta autorizzazione ministeriale".

Per il legali di Laba, invece, "le contestazioni secondo le quali nella sede laboratoriale di Rovereto si svolgerebbero attività didattiche in assenza di autorizzazione sarebbero [...] smentite dalla nota del 9 dicembre 2013, con cui il Ministero ha chiarito che le sedi laboratoriali non hanno alcuna connotazione giuridica, dipendendo sotto il profilo amministrativo e dell'organizzazione dalla sede istituzionale dell'Accademia che, nel caso di specie, è Brescia", quindi tali laboratori sarabbero "da intendersi quali sedi utilizzate esclusivamente per lo svolgimento di lezioni teorico pratiche, ossia come sedi utilizzabili non solo per attività laboratoriali pratiche propriamente intese".

L'intervento della provincia

La vicepresidente trentina Gerosa ha espresso comprensione per il disagio degli studenti e delle famiglie, che – nella scelta del percorso formativo – si sono orientati verso la stessa accademia, sottolineando come un amministratore pubblico debba, per quanto nelle proprie competenze, garantire anche la correttezza e la legittimità dell’offerta formativa presente sul territorio: "In primis la validità dei titoli formali rilasciati – sottolinea la vicepresidente –, affinché le famiglie non si trovino ad affrontare brutte sorprese".

Su questo punto, non potendo intervenire sui requisiti richiesti dalla legge per l’accreditamento – sui quali solo il Ministero è chiamato ad esprimersi – l’impegno è ora concentrato nel garantire la validità dei titoli rilasciati e la salvaguardia della validità dei crediti formativi (e degli esami) conseguiti dagli studenti. 

Ed è di pochi giorni fa il confronto tra la vicepresidente, le strutture del Dipartimento provinciale e il Miur, il cui esito – spiega  Gerosa – "fa ben sperare in merito alla conferma della validità dei crediti e dei titoli a oggi conseguiti, pur ribadendo che tuttavia non sussistono al momento i presupposti per mantenere attiva la sede".

La vicepresidente non è entrata nel merito della professionalità e competenza dei docenti della sede di Rovereto, e della qualità dei percorsi offerti, ma ha voluto porre l’attenzione sulla garanzia della tutela dei ragazzi e delle loro famiglie, per la quale si sta impegnando nelle sedi opportune.

"L'auspicio, sia per i ragazzi che per il territorio trentino, è che Laba Brescia si attivi quanto prima per acquisire, nel rispetto della disciplina vigente, le autorizzazioni previste per il regolare svolgimento dell’attività formativa", conclude Gerosa.

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